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Conosci Atina?

Conosci Atina? Non Latina, molto molto più recente: senza “L”!

È un borgo di circa 4000 abitanti che si sviluppa nella Valle del Comìno, protetta dal Monte Meta e formata dall’alto bacino del fiume Melfa e dal torrente Mollarino

Secondo la tradizione tanto cara agli Atinati – anche se si preferisce Atinesi, probabilmente per l’assonanza al popolo greco – fu fondata da Saturno che, cacciato dall’Olimpo, si nascose nel Lazio dove diede vita ad una favolosa età dell’oro, fondando altre quattro grandi e feconde città che cominciano tutte con la lettera “A”, come l’Alba della civiltà nel Lazio: Alatri, Anagni, Arpino e Antino, l’attuale Ferentino.

Questa leggenda fu ripresa poi da Virgilio che rese Atina alleata del Re Turno contro Enea, l’invasore, definendola potens e rendendo assai orgogliosi i suoi abitanti per questi versi.

La verità archeologica però ci dice che Atina è ben più recente, sebbene antica: i reperti ritrovati risalgono a non prima del V secolo a.C., cioè all’invasione dei Volsci che conquistarono il territorio dove in precedenza c’erano delle tribù nomadi e quindi non stanziali; successivamente fu conquistata dai Sanniti, il popolo appenninico che dal Sud risaliva la penisola.

Fu una grande battaglia a decidere le sorti della penisola italiana: la Battaglia di Cominium e di Aquilonia che, vedendo vincitori i Romani, determinò la conquista di tutto il territorio.

Atina fu però sempre ostile a Roma, non volendo assoggettarsi alle regole dell’Urbe. A questo si deve l’appellativo attribuitole da Virgilio nell’Eneide: Atina fu potens per il coraggio dimostrato dai suoi uomini nelle lotte tra il Sannio e Roma.

E nonostante l’esser stata prima colonia, poi prefettura (così la definisce Cicerone nell’orazione pro Plancio, un Atinate) e solo dopo la morte di Cesare Municipium, nonostante la struttura urbanistica, con cardo e decumano con all’incrocio il Foro, e nonostante i più nobili romani l’avessero scelta per costruirvi sontuose ville ove ritemprarsi dalle fatiche cittadine, in Atina prevalse sempre lo spirito sannita.

Ne è prova l’elemento prezioso custodito nel Palazzo Cantelmo – ancora per poco sede del municipio e presto museo – un bellissimo mosaico con un guerriero in quattro posizioni di attacco, evidentemente sannita dalla forgia del copricapo, rappresentato nudo, con indosso il mantello, l’asta e lo scudo.

Di notevoli dimensioni (7,30 x 4,20 metri) e pregevole fattura in tessere bianche e nere, ornava l’atrio di una ricca domus romana.

Utile a Roma perché per Roma forgiava le armi con il ferro estratto dai suoi monti, tra il I secolo a.C. e il II d.C. ebbe un periodo di grande splendore per poi, come tutto il territorio italico, seguire le sorti di Roma e la decadenza, favorita anche dal malgoverno dei baroni.

La mattina del 9 settembre 1349, Atina venne rasa al suolo da un terribile terremoto e fu ricostruita dove attualmente sorge il centro storico. Il feudatario del tempo era Rostaino Cantelmo, che fece erigere il Borgo Feudale difeso da 20 torri e da un fossato.

Vi si accedeva attraverso tre porte: Santa Maria, Fontana e San Rocco.

Oggi come in passato, questa porta è l’ingresso principale dell’antica città.

La struttura originaria era a sesto acuto e secondo i canoni estetici francesi importati dai Cantelmo.

Dai Cantelmo, Atina passò da un signore all’altro: Carafa, Borgia, Navarro e Cardona fino a quando nel 1594 venne acquistata dalla famiglia Gallio, ultimi feudatari della Valle di Comìno.

Iniziò così un lungo periodo di stabilità politica, che vide una lenta, ma progressiva espansione edilizia caratterizzata dalla costruzione di molti palazzi signorili e chiese.

Tra tutti si distingue Palazzo Visocchi con decorazioni tardobarocche e ringhiere lavorate e custode, al piano nobile, di un raro esemplare di “carta da parati”, nota come carta francese, prodotta all’inizio dell’Ottocento con il sistema della macchina continua dalle cartiere Lefevre di Isola del Liri

I Visocchi sono comunque lustro della cittadina: dai fratelli alfieri dell’unità nazionale e, dopo l’unificazione, protagonisti della vita politica ed economica del paese, la tradizione è proseguita nel tempo, tanto che il Palazzo ha visto nascere nel 1899 Luigi Visocchi, l’ingegnere che fu uno dei tecnici che collaborò con Umberto Nobile alla costruzione dei dirigibili per le spedizioni al Polo Nord.

Ma certamente il “gioiello” è il gotico Palazzo Caltelmo con le sue bifore e il suo cortile ampio e luminoso.

Abitato in maniera saltuaria dai duchi fino al 1458, alla fine del XV secolo, dopo aver conosciuto i fasti della potenza medievale, fu adibito a residenza per i luogotenenti e i maestri di campo della casa ducale dal principe di Maddaloni Diomede Carafa e solo dopo averlo spogliato delle sue opere più belle.

Oggi, oltre alla lastra già descritta e alcuni reperti nel cortile, ci si incanta nella cappella coeva dedicata a Sant’Onofrio con affreschi del XIV secolo e alcuni staccati e riportati per favorirne la conservazione, provenienti da altri ambienti.

Uno di questi racconta il miracolo dell’impiccato: nel 1130, Hugonel, un giovane pellegrino germanico, in viaggio con i suoi genitori a Santiago de Compostela, trascorse la notte in una locanda a Santo Domingo de la Calzada. la giovane figlia del locandiere che si era invaghita di lui, vedendosi rifiutata, per vendetta, nascose una coppa d’argento nel suo bagaglio per poi accusarlo di furto al momento della partenza. Condannato e impiccato per un reato non commesso, ai poveri genitori non rimase altro che continuare il pellegrinaggio e pregare San Giacomo per veder alleviato il proprio dolore.

Ma al loro ritorno da Compostela si verificò che, giunti al patibolo, sentissero il loro figlio dire che era salvo grazie alla protezione di San Giacomo. Fu così che l’Alcade (dall’arabo: giudice), consapevole della ingiusta sentenza, liberò Hugonel, impiccando la vera colpevole.

Curiosità: chi ha fatto il Cammino di Santiago ha fatto sicuramente tappa nella cattedrale di Santo Domingo de la Calzada e avrà visto un gallo e una gallina custoditi vivi (oggi sostituiti periodicamente) in un pollaio all’interno della chiesa. Ebbene l’Alcade, che in un primo momento non credette alle parole dei poveri genitori che dichiaravano in vita dopo tanti giorni il loro figlio impiccato, per enfatizzare la propria incredulità disse “Il ragazzo è vivo quanto questo gallo e questa gallina arrosto nel mio piatto.” Detto ciò, gli animali presero vita e iniziarono a cantare e becchettare, dimostrando l’innocenza del pellegrino.

Oltre alla morale che la fede può render vivo ciò che sembrava perduto, la presenza di questa narrazione ci racconta come Atina fosse attraversata dalle vie di pellegrinaggio a riprova della sua importanza storica.

Calipso ha visitato Atina e, grazie alla solerzia di un Atinate, è stato allertato l’Assessore Quirino Di Paolo che, nonostante fosse domenica, ci ha aperto il Palazzo Comunale consentendoci di visitare le sale storiche e raccontandoci curiosità.

Palazzo Cantelmo diventerà presto museo. Allora, magari in occasione del Festival Jazz, di respiro internazionale, assaggiando i fagioli cannellini – prodotto tipico – e sorseggiando un Cabernet Atina DOC potete visitare questo delizioso borgo poco distante da Roma e recentemente annoverato tra i più belli d’Italia.

Fidatevi, Atina è un luogo da scoprire!

Anna Maria

Le foto sono scatti dei Soci Tommaso G. Paola M., Simonetta P. e Giuseppe F. e ad esclusivo uso associativo.

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Associazione Culturale Calipso
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 by Matilde Scargiali

Articolo interessante, scritto benissimo!

 by Alcide Scarabino

Ottimo articolo perché sintetico e pieno di informazioni interessanti. Anche opportuno perché io, come penso molti altri, fino a sabato scorso neanche sapevo dell'esistenza di Atina, che però merita di essere conosciuta.

 by Anna Maria Genna

È stato sorprendente scoprire gli elementi socio/culturali di ATINA.

Grazie mille Anna Maria.,🙏🤗

 by Marinella Celico

Bellissimo borgo, spiegazione di Annamaria superlativa, incontro con assessore super accogliente e articolo veramente esaustivo! Ad Atina bisogna ritornare per l'apertura del Museo e il festival jazz. Grazie di tutto❤️

 by Paola Matarese

Complimenti Annamaria.

Un bellissimo ed interessante articolo.

Sono contenta di aver partecipato alla gita e grazie per aver scelto una mia foto qui inclusa.

 by Paola Matarese

Complimenti Annamaria!

Articolo bello e interessante.

Sono contenta di aver partecipato alla gita e grazie per aver scelto una mia foto.

 by Tommaso Grattaglino

Invoglia alla lettura perché non prolisso.

 by Massimo Lunatici

Atina è un borgo che merita una visita approfondita per chi cerca una destinazione ricca di storia.

 by Antonella

Articolo esaustivo ed interessante. Grazie!

 by Maria Pia Vitale

La nostra guida è superlativa ! Ha una marcia in più.. tutte le sue ricerche sono documentate e arricchite dì chicche che difficilmente si conoscono….,
Brava Anna Maria!!!

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