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Amore e Psiche nella camera da letto del Papa

Negli appartamenti regali di Castel Sant’Angelo, una delle stanze più ricche e accoglienti è la camera da letto di Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese.

È un ambiente lussuoso. Solo un inginocchiatoio ci comunica che è stata la stanza di un religioso, ma anche un fedele qualunque potrebbe averlo voluto nella propria camera.

Una spinetta cinquecentesca ci dice che Alessandro Farnese amava la musica e cimentarsi egli stesso nelle esecuzioni; quadri di artisti di rilievo ornano le pareti: un Riposo dalla Fuga in Egitto di Federico Barocci, una Pietà di scuola bresciana del Cinquecento ed un Cristo Portacroce di Sebastiano del Piombo, ascrivibile all’ultima fase di attività dell’artista veneziano, un Ritratto di Paolo III ed uno di Alessandro VI, quella sorta di “cognato” che gli spianò la strada della carriera ecclesiastica. E sì, perché Alessandro Farnese seppe scegliersi la sorella: “Giulia la bella” o la “sponsa Christi” divenne ancor bambina la concubina di Rodrigo Borgia che poi salì al soglio; un grande letto matrimoniale sulla cui spalliera l’immagine del battesimo di Gesù è quasi offuscata dallo stemma farnesiano; un piccolo altare portatile ed un cassone. Il tutto sormontato dal fastoso soffitto a cassettoni, rivestito in foglia d’oro, dove giganteggia lo stemma dei Farnese.

Una cornice finemente affrescata da Perin del Vaga mette in comunicazione il soffitto con le pareti della stanza. Le immagini non sono casuali e narrano una storia ben precisa: il mito di Amore e Psiche, ispirato alla celeberrima favola di Apuleio.

Ma cosa fa un soggetto mitologico nella camera da letto di un papa? Soprattutto di quel Papa che, convocato il Concilio di Trento nel 1545, diede impulso a quella che passò alla storia come “Controriforma”, passo necessario per la Chiesa per “ripulirsi” da quei costumi corrotti che avevano dato origine alla Riforma protestante.

Certo Papa Paolo III non fu parco: come i suoi predecessori, ebbe la corte ed ebbe famiglia. Sua figlia Costanza fu certamente una delle donne più belle della sua epoca.

Ma Paolo III fu soprattutto mente eccelsa e letterata, uomo di grande cultura, di formazione umanistica e amante delle lettere classiche.

Non risparmiò la sua fantasia per giustificare il gusto d’arredo e le motivazioni addotte “non fanno una piega”: sarà bello scoprirle visitando il Castello!

Veniamo quindi al mito di Amore e Psiche e a trovare la giustificazione della presenza di Psiche, la bellissima ragazza di cui si innamorò, ricambiato, non di meno che Amore, figlio di Venere, suscitando la totale disapprovazione della madre.

Ma Amore ottenne dal padre Giove l’approvazione, previo superamento di difficilissime prove da parte di Psiche, che però le avrebbero aperto le porte dell’Olimpo.

Ed ecco qui che il letterato Papa giustificò il mito: Psiche, in greco, significa anima e così, alla stregua della fanciulla, anche il fedele è posto ogni giorno di fronte a prove che fanno vacillare la sua Fede. Ma se sarà in grado di mantenerla fervente la sua anima verrà accolta in Paradiso!

Una finezza così non poteva appartenere ad un uomo che volutamente in una sala limitrofa mise ben in evidenza cartigli scritti in greco ed in latino per ricordare per sempre e a tutti la propria profonda cultura!

Anna Maria

 

Visita guidata tematica: Castel Sant’Angelo

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