La Garbatella è un quartiere curioso, antico e giovane allo stesso tempo.
Antica non è tanto la sua data di nascita, dal momento che i lavori per la realizzazione di questo quartiere, in origine chiamato “quartiere Concordia”, risalgono a poco più di un secolo fa: il 18 febbraio del 1920, infatti, viene posata la “prima pietra”, dalle mani del re Vittorio Emanuele III in persona!
Ma la Garbatella conserva nell’anima le tradizioni, il linguaggio, l’essenza di una romanità che sta sparendo, che soccombe sotto al nuovo, al veloce, al globale che avanza.
Eppure, la Garbatella non è un quartiere “vecchio”. Anzi, in maniera unica e sorprendente è riuscita a coniugare armoniosamente le sue architetture liberty e le sue palazzine popolari con i colori e la vivacità della street art, che rende il quartiere una piccola galleria d’arte aperta H24.
Ed ecco, di seguito, alcune delle opere che si incontrano passeggiando per i luoghi della “Garbata Ostella”.
PREGHIERA AL TRAMONTO, LUIS GOMEZ DE TERAN

È un murales molto intenso, il primo che ci salta agli occhi: si tratta di un’opera dell’artista italo-venezuelano Luis Gomez de Teran e si intitola “Preghiera al tramonto”. L’opera ricorda la violenza distruttiva del terribile terremoto dell’Aquila del 2009. Ma è un messaggio di speranza che l’artista vuole lasciarci: come la terra si spacca e si riassesta, così fa l’uomo, che supera il dolore, ritrova l’equilibrio e rinasce. Questo infatti rappresentano le due mani: la prima appunto inchiodata, rimando proprio alla sofferenza primordiale, il sacrificio e la crocifissione di Cristo, ma anche appunto a qualcosa che si spacca. Nell’altra mano, invece, vediamo proprio come da quella stessa ferita nascano dei fiori bianchi: è la primavera, la rinascita, la vita.
MURALES A ENRICO MANCINI

Se dal riconoscibilissimo Teatro Palladium ci voltiamo a guardare alle nostre spalle, vediamo un altro pezzo di street art, che stavolta ricorda la natura partigiana del quartiere: è l’opera di Francesco Pogliaghi che ritrae Enrico Mancini, un partigiano ucciso alle Fosse Ardeatine.
È un invito a ricordare questa brutta pagina della nostra storia, ma anche a non fermarci al ricordo: dobbiamo tramandare la storia di chi ha dato la vita per il nostro Paese!
E infatti, il murales recita:
“I nomi sono i nomi dei morti.
Gli anni che abbiamo vissuto
hanno seppellito per sempre
l’innocenza del mondo.
Vi ho promesso
di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo
nella memoria.”
MURALES SUPERNOVA

Questo murales è speciale perché è realizzato proprio da un figlio della Garbatella, lo street artist Jerico, cresciuto proprio qui. L’opera si intitola Supernova e rispecchia proprio questo concetto: la materia che si espande ed esplode in una miriade di colori, sensazioni, energie e si fonde col mondo e con l’ambiente circostante
OH MY DARLING CLEMENTINE

Altra opera celebre, Oh My darling Clementine di Flavio Solo e Diamond, ritratto in stile liberty di Clementina Eusebi, la garbata ostessa da cui prenderebbe il nome la Garbatella. Questo, infatti, deriverebbe dalla contrazione delle parole “garbata ostella” che si riferiscono ad una gentile e cordiale ostessa che dirigeva un’osteria assai cara ai pellegrini, che ad ogni nuovo cammino facevano tappa fissa da lei. Nel 2019 alcuni studi hanno indicato nella figura di Clementina Eusebi, figlia di Maddalena Garbata, e dunque “Garbatella”, la celebre ostessa della leggenda.
MURALES ALVARO AMICI

Scesi dalla Scalinata degli Innamorati e accanto alla Fontana della Carlotta, troviamo il murales dedicato ad Alvaro Amici voluto dal figlio Serghei, che per l’occasione ha incaricato il gruppo dei Pittori Anonimi del Trullo. L’interprete di famosi stornelli romaneschi era infatti nato e cresciuto qui a Garbatella, nel lotto 31. La sua famiglia addirittura aveva nascosto degli Ebrei in casa durante l’occupazione tedesca.
Il quartiere, ancora oggi, lo chiama “Il menestrello della Garbatella”.
MURALES ALFREDINO

Un bellissimo murales che purtroppo ricorda una vicenda terribile della nostra storia più recente: la morte, a soli 6 anni, del piccolo Alfredo Rampi, nell’incidente di Vermicino.
Alfredino era un bambino di soli sei anni che, nel mese di giugno del 1981, cadde in un pozzo artesiano in una frazione di Frascati, sulla via di Vermicino, che collega via Casilina e via Tuscolana.
Dopo quasi tre giorni di inutili e strazianti tentativi di salvataggio, il bambino morì ad una profondità di 60 metri.
La tragedia evidenziò la necessità di una organizzazione che sapesse gestire le situazioni di emergenza e nacque infatti il Dipartimento della Protezione Civile.
Questo murales nasce da un’iniziativa privata di una residente di Garbatella che ha ricevuto l’approvazione e il sostegno del centro Alfredo Rampi onlus, l’associazione creata proprio dai genitori del piccolo dopo la tragedia e del Comune. Da lì è partita una raccolta fondi che si è conclusa con successo proprio sei mesi dopo la morte di Angelo Licheri, l’uomo che si era calato nel pozzo a testa in giù tentando invano di salvare il bambino e restando in quella posizione ben oltre la soglia di sicurezza.
MURALES ALBERTO SORDI

Il 15 giugno del 2021, in occasione dei 101 anni dalla nascita di Alberto Sordi, è stato inaugurato questo murales dell’artista Lucamaleonte.
L’opera rientra nell’iniziativa voluta dall’AS Roma e dalla sua fondazione di beneficienza Roma Cares che ha visto anche la realizzazione di altre due opere dedicate a Gigi Proietti ed Anna Magnani, in zone notoriamente giallorosse. (Gigi Proietti è al Tufello e Anna Magnani a Tiburtino III)
Il rappresentante del club sportivo per l’occasione ha dichiarato: “Siamo nel cuore di Roma. Nel cuore della nostra tifoseria. Alberto Sordi è stato un grande romanista, ma soprattutto un grande alfiere di Roma e della romanità”
Giulia Faina
Visita guidata tematica: La “Garbata ostella”: le meraviglie della Garbatella




