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Gala, la Musa despota di Dalì

Una donna di spalle, affacciata a una finestra sul mare.

E poi di nuovo la stessa donna, i capelli biondo scuro che le ricadono ordinatamente sulle spalle, sempre voltata, ma stavolta nuda.

Ancora lei, finalmente rivolta verso lo spettatore, ma la sua immagine è inafferrabile: la sua bocca diventa il punto di fuga di un vortice di sfere che ne compongono i contorni, i lineamenti. Gli occhi della donna non ci guardano: forse non le interessiamo, forse non siamo degni di essere guardati da questa donna che fu musa, arte, mercantessa e despota del genio che fu Salvador Dalì.

La donna rappresentata in molti quadri del celebre artista catalano è infatti Gala, moglie e ossessione di Dalì.

Pseudonimo di Elena Dmitrievna D’jakonova, era nata in Russia il 7 settembre 1894, dieci anni prima di Dalì.

Nel 1912 a Elena viene diagnosticata una grave forma di tubercolosi, che la costringe a trasferirsi in Svizzera, in una clinica in cui conosce il futuro poeta surrealista Paul Eluard, all’epoca indeciso se avventurarsi in una carriera poetica o preferire una professione più solida. Elena ha un talento: il fiuto eccezionale per il talento. Lo incoraggia a continuare e a pubblicare la sua prima raccolta di poesie, la maggior parte dedicate e ispirate proprio da lei. I due si innamorano, è lui che le dà il soprannome Gala, da Galatea: la statua di cui Pigmalione si innamora e che Afrodite rende viva.

Ma nel 1914 lei torna a Mosca, dove i genitori disapprovano la relazione e il progetto di trasferirsi a Parigi, lui continua a scrivere, con lei, ormai per tutti “Gala”, sempre musa ispiratrice.

Due anni dopo, lei finalmente può raggiungerlo a Parigi. Lui, però, si è arruolato volontario nella Prima Guerra Mondiale, così Gala si ritrova incastrata a Parigi, una Parigi provata dalla guerra, molto diversa da quella descritta nel sanatorio da Eluard, e si ritrova a convivere con la madre di lui.

Intanto, impara il francese e legge, legge tantissimo.

L’anno seguente, a causa di problemi di salute, Eluard torna a casa e i due finalmente si sposano.

E’ il 1919 e Gala ed Eluard entrano a far parte del circolo di Andrè Breton che da lì a pochissimo darà vita al Movimento Surrealista. Eluard è il grande poeta, certo, ma Gala è il centro dell’attenzione: non bellissima in senso convenzionale, ma dotata di fascino e carisma da vendere. Tutti sono stregati da lei, il fotografo Man Ray le chiede più volte di posare per lui, e così molti altri surrealisti: Gala è LA musa ispiratrice. Amica, confidente, modella, per Giorgio De Chirico addirittura mercante d’arte: tra i surrealisti nasce una sorta di culto di Gala, alimentato da lei stessa, unica donna ammessa in quel circolo.

E non solo musa: nel 1921 lei e il marito si recheranno a Colonia per incontrare Max Ernst: scatta la scintilla. Gala ne diventa musa, poi amante. Poi lei, Ernst ed Eluard iniziano un menage a trois. Eluard non è geloso. Si dice che la moglie sia talmente insaziabile che lui è ben felice di vederla con degli amanti.

Ma Ernst non è per Gala abbastanza geniale da convincerla a lasciare il marito. Gala sogna di essere più di una musa e vuole un genio che sia all’altezza del suo desiderio, divenire immortale attraverso l’arte. Gala è la Galatea al contrario: è donna in carne e ossa, ma vuole essere opera d’arte.

Nel 1929, Gala e il marito saranno invitati, a Cadaques, da un giovane pittore catalano, allora appena venticinquenne e all’inizio della sua carriera. Lui è Salvador Dalì e quell’incontro è l’inizio di un amore che durerà tutta la vita. Per Dalì, quello per Gala è amore a prima vista, lei invece rimane un po’ interdetta e irritata da quel giovane strambo che non fa altro che ridere istericamente. Eppure ne capisce immediatamente il genio.

Per lui lascia non solo Eluard, ma anche la figlia avuta da lui, Cecile, di cui si dimentica completamente.

Gala crede fortemente nel genio di Dalì, organizza il suo lavoro, i suoi appunti, ne diventa manager, contabile, si occupa di tutto ciò che è pratico. Gala è madre di Dalì.

Per lei lui litiga col padre, che lo disereda. Gala è tutto per lui, tanto da arrivare a firmare i suoi quadri “Gala-Salvador Dalì”, mettendo addirittura prima il nome di lei.

E’ lei che costruisce piano piano il mito di Dalì, soprattutto negli Stati Uniti. Dalì è fragile, pieno di paure e talento. Lei può essere la sua guida, lui colui che la renderà immortale. Lui la adora. Gala è la libido, la sensualità. Dalì la ritrae spesso, mostrando per lei una vera e propria sudditanza, una passione incontenibile, un’innegabile sottomissione: su un piedistallo, di spalle, irraggiungibile e superiore.

Ma c’è chi è contrariato.

Gala viene ritenuta una manipolatrice, assetata di fama, potere e denaro, che seduce gli uomini solo per i suoi scopi.

Il successo e la ricchezza dei due è enorme, grazie al genio artistico di lui e il genio per gli affari di lei. I due sono sempre al centro dell’attenzione, sulla bocca di tutti anche per il loro modo stravagante di vivere. Dalì ama circondarsi di ragazzi e ragazze bellissime, che spesso usa come modelli. E Gala sceglie i suoi amanti tra di loro, incoraggiata dal marito stesso, arrivando anche a pagarli per ottenere i loro favori. Uno di questi è Jeff Fenholt, il Gesù di Jesus Christ Superstar, che Gala frequenta fino agli ultimi anni della sua vita.

Le voci si rincorrono: Gala viene considerata una vecchia strega assetata di denaro e giovani uomini, a cui fa regali costosissimi, spesso a spese del marito, che vede poche volte all’anno.

Nel 1969 Dalì le regala il Castello di Pubol, dove lei si trasferisce e dove riceve i suoi amanti. A Dalì, invece, impone una strana condizione: può andare a trovarla solo dopo invito scritto da lei.

Lei lo affiderà a una nuova amante: Amanda Lear.

Gala vive e si comporta come un’opera d’arte, ma rimane un essere umano soggetto allo scorrere del tempo. Sta invecchiando e non lo sopporta. Si sottopone a numerosi lifting e interventi di chirurgia plastica, che rendono il suo aspetto grottesco.

Per tutta la vita è stata una donna geniale e senza scrupoli, ma ora è colpita da demenza senile. E forse proprio a causa della malattia, una sera imbottisce Dalì di tranquillanti, provocandogli un danno al sistema nervoso che gli impedisce, per un po’ di tempo, di usare la mano destra.

Il 24 febbraio del 1982 la disgrazia: Gala cade, si scheggia il femore e si lacera la pelle. Qualche mese dopo, nella camera da letto di Dalì a Port Lligat, Gala muore.

Dalì la avvolge in una coperta e la porta di nascosto a Pubol, prima che qualche funzionario gli impedisca di spostarlo.

Arrivati a Pubol, sua dimora preferita, il corpo di Gala viene fatto imbalsamare. Dalì ordina di vestirla con uno dei suoi Chanel preferiti e di farle indossare alle dita gli anelli che lui stesso aveva disegnato per lei.

E, proprio come fosse un’opera d’arte, il corpo di Gala viene deposto in una bara con un coperchio di vetro, dove Dalì per due anni pianse lacrime amare.

Giulia Faina

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