Nota per il romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi, il cui titolo la fa apparire come un luogo dimenticato e da dimenticare, Eboli è effettivamente una città di sorprese da scoprire e da rivalutare
Sorta nella piana del fiume Sele in epoca antichissima, in quella romana è stata importante punto di snodo del traffico diretto a Reggio Calabria e quindi in Sicilia, grazie alla Via Popilia che congiungeva la punta della Calabria con Capua.
Distrutta più volte e più volte risorta, ha sviluppato il proprio centro cittadino intorno al corso d’acqua del torrente Tufaro.
Appena fuori dalla cinta muraria è possibile immergersi in un piccolo scorcio di natura attraversato dal torrente Ermice, ove erano dei caratteristici mulini. L’antichissima ed essenziale pratica molitoria, nell’arco di oltre un millennio, aveva consolidato sul territorio abitudini, tracciato percorsi e favorito il sorgere di strutture produttive in corrispondenza delle sorgenti e dei corsi d’acqua.
Il centro storico è un intricato labirinto di vicoli, vecchie chiese e vecchi portoni di palazzi, scorci di natura nascosti, che lasciano intuire ciò che è stata nel passato.


Prova della sua importanza è senza dubbio il Museo Archeologico Nazionale, aperto al pubblico dal 25 marzo 2000.
Quale tappa intermedia del viaggio in Calabria, anche Calipso si è fermata ad Eboli.
Chieste indicazioni ad un passante, ci siamo ritrovati, effettivamente, al cospetto del parroco di Santa Maria della Pietà che oltre ad averci aperto appositamente la chiesa, ce l’ha illustrata nei minimi dettagli con consapevolezza e amore per l’arte.
La chiesa a navata unica con volta a botte e tre cappelle per lato inquadrate da archi a tutto sesto, ci ha fatto incantare di fronte al gruppo scultoreo della Pietà di Giacomo Colombo del 1702

In legno policromo, è ritenuto il capolavoro assoluto del grande maestro. Ha forma piramidale e presenta il corpo di Cristo deposto dalla croce e adagiato sui gradini dove siede Maria che, alle sue spalle, lo mostra ai fedeli con gesto eloquente. Anche lo fondo scenografico, un tempo posto alle spalle del gruppo statuario (oggi sull’altare principale), è opera dello stesso Colombo. Rappresenta il Golgota, con le tre croci e angeli piangenti la morte di Gesù che dal cielo dialogavano con quelli scolpiti nel gruppo stesso.

Compensata economicamente ex post e solo dopo attenta perizia di ben tre scultori, a Giacomo Colombo furono liquidati ben 1250 ducati; ma l’artista rinunciò a 450, come sconto-offerta devozionale alla Madonna.
Incamminatici per i vicoli in forte pendenza, scale e scorci che rendono la città un presepe napoletano, siamo arrivati al Museo Archeologico: quello che è in esso custodito è stato davvero inaspettato!

I reperti più antichi risalgono al Neolitico Superiore (3500-3000 a.C.).
Ben organizzato cronologicamente, è un viaggio nel passato della città. All’Età del Bronzo risalgono frammenti di ceramica decorati da incisioni ed excisioni, corredi funerari maschili – sostanzialmente sobri per esaltare l’ideale guerriero: armi e fibule in bronzo ad arco serpeggiante – e corredi femminili, al contrario ricchi di gioielli: orecchini in argento e bronzo, bracciali e ferma-trecce, collane in ambra e pasta vitrea.


Il cammino nel tempo che il museo offre, culmina nella “tomba n. 83” che è testimonianza ed espressione dell’incontro con la cultura ellenica con vasi che alludono al rito del Simposio, introdotto proprio dai Greci: coppe a figure rosse di produzione attica


Inaspettato per noi il museo, inaspettata per il museo la nostra visita!
Gli operatori – tutti gentilissimi – ci hanno accolto consentendoci un fuori programma: l’affaccio dalla terrazza con un panorama davvero spettacolare che va dai Monti Picentini al mare

Eboli custodisce anche un castello normanno dell’XI secolo, probabilmente commissionato da Guglielmo d’Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo, quale caposaldo difensivo del Principato di Salerno, purtroppo non visitabile perché di proprietà del Ministero di Giustizia che lo utilizza come casa di reclusione. Da anni è in corso una trattativa da parte del Comune di Eboli per l’acquisto del monumento per rivalutarlo ad un uso turistico, visto il valore archeologico e il buono stato di conservazione. Speriamo abbia la meglio e lo possa restituire presto ai cittadini e ai turisti.
Noto come Castello Colonna, deve questa sua denominazione ad Antonio Colonna (nipote di papa Martino V) che nel XV secolo ne fu proprietario.
Imponente anche la Badia di San Pietro Alli Marmi dell’XI secolo, una delle architetture religiose più importanti di Eboli, con all’interno una piccola chiesa con schema planimetrico di tradizione romanica, con una struttura a tre navate absidate e impiego di colonne e capitelli di spoglio a reggere arcate a tutto sesto.

Poco distante il Santuario di Santi Cosma e Damiano: una costruzione modernissima che è un cammino nel blu.


Insomma, la tappa ad Eboli di Calipso è stata una scoperta di storia, di arte e di cordialità delle persone.
A te lettore che mi leggi, se non ci sei stato e ti trovi a passare, fermati: non te ne pentirai!
Anna Maria
Le immagini sono scatti dei Soci Calipso che hanno partecipato al viaggio Ti racconto la Calabria: storia, sole e mare blu!
Submit your review | |
1 2 3 4 5 | |
Submit Cancel | |




