In via Boncompagni 18, nel Rione Sallustiano, il 17° rione di Roma, si trova il Villino Boncompagni Ludovisi. Il nome del rione deriva dalla presenza qui, un tempo, dei magnifici Horti Sallustiani, in cui si trovava anche il tempio dedicato a Venere Erycina: da sempre, quindi, questo è un luogo dedicato alla bellezza e all’amore.
Alla bellezza perché qui sorgeva la Villa Ludovisi, 30 ettari di splendidi giardini, statue, reperti archeologici, a cui si diceva avesse lavorato addirittura Andrè Le Notre, l’architetto dei giardini di Versailles e che lo scrittore americano Henry James descrisse così: “Certamente non c’è nulla di meglio a Roma, e forse nulla di così bello”.
Una meraviglia, insomma, che purtroppo finì nel tritacarne della febbre edilizia che nel 1886 colpì Roma. I Boncompagni Ludovisi firmarono quindi un accordo con la Società generale immobiliare per la lottizzazione della villa, che fu demolita per realizzare, al suo posto, Via Veneto e il quartiere limitrofo. Un misfatto contro cui addirittura Gabriele D’Annunzio protestò.
Nel 1901, quasi come consolazione, la famiglia Boncompagni Ludovisi fece costruire dall’architetto Giovanni Battista Giovenale questo villino.
Elegante e in stile eclettico, visitarlo è proprio come essere ospiti di una delle famiglie principesche più importanti di Roma.
Ad accoglierci, superate le ceramiche di tradizione cinese, il membro più illustre del casato: Papa Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni. La sala in cui si trova il suo ritratto è un grazioso studiolo ristrutturato negli anni ‘30, arricchito da un mappamondo del 1632 e da una riproduzione della colonna traiana in bronzo del XX secolo.
Ma, con tutto il rispetto per il Papa, noi siamo qui per incontrare qualcun altro: la padrona di casa, la principessa Alice Blanceflor de Bildt Boncompagni Ludovisi.

Figlia di un barone svedese, cresce qui in Italia insieme alla sua famiglia, trasferitasi nel Bel Paese per il lavoro di diplomatico svedese del padre.
La giovane Alice è immersa da sempre in un ambiente stimolante, frizzante, artistico e intellettuale. In età adulta si dedica alla cultura, e soprattutto allo scambio interculturale tra le sue due terre: l’Italia e la Svezia, donando borse di studio a studenti meritevoli di entrambi i Paesi.
La ragazza è dunque colta, istruita e bellissima. Nel 1913, ad un ballo, conosce lui, il principe Andrea Boncompagni. È amore a prima vista per entrambi.
Un amore però ostacolato, poiché il principe è già promesso ad una facoltosa americana. Non è un matrimonio d’amore, anzi, tra i due vi è un vero e proprio accordo: dieci anni di matrimonio assicurato, e poi la possibilità di separarsi, purché la ragazza potesse mantenere il titolo di principessa. In cambio, Andrea avrebbe ottenuto due fondi fiduciari in America.
L’unione, però, si conclude molto prima dei dieci anni concordati, e i due sposi ottengono l’annullamento presso la Sacra Rota nel 1924. Neanche a dirlo, nello stesso anno, Andrea ed Alice, che mai avevano smesso di amarsi, convolano a nozze.
Un amore vero, il loro, che ha conosciuto l’attesa, la pazienza, gli obblighi e le ipocrisie del mondo dei ricchi.
Un amore che poi, alla fine, è riuscito a trionfare.
Andrea, purtroppo, morirà nel 1948, lasciando all’amata moglie il villino. Alice, per tutti “La Principessa”, lo abiterà fino alla sua morte, nel 1972, donandolo allo Stato Italiano con la promessa di farne un centro dedicato ad attività artistico-culturali aperto a tutti. Oggi ospita il Museo per le arti decorative, il costume e la moda dei secoli XIX e XX.
Un cuore generoso, quello della Principessa, che si lascia andare ad un’unica richiesta egoista: che il suo ritratto, un magnifico dipinto del pittore ungherese Philip de Laszlo, sia mantenuto sempre lì, nella Sala delle Vedute, l’area principale della dimora nobiliare.
E ancora oggi lei è lì, padrona assoluta del villino, longilinea ed elegante, avvolta nel suo bellissimo abito blu, che esalta il candore della pelle e la bellezza algida ed eterea della Principessa.
Giulia Faina
Visita guidata tematica: Al Villino Ludovisi, la storia dello stile e della moda italiana




