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La Sala dei Cento Giorni alla Cancelleria

Tra i palazzi più sontuosi dell’Urbe, quello della Cancelleria Apostolica merita una particolare menzione.

Possente e fastoso, sorge limitrofo a Campo de’ Fiori, lì edificato per volere del cardinale Raffaele Riario, nipote e camerlengo di Papa Sisto IV della Rovere, che realizzò un’imponente e lussuosa dimora in stile rinascimentale, prima del suo genere.

Curiosa è la leggenda che vorrebbe che il Riario si sia procurato il denaro necessario alla costruzione, in una sola notte, vincendolo al gioco e ai danni del figlio del “collega” e futuro papa Innocenzo VIII, consapevole che sarebbe stato un “vincere facile”.

In esso, tra le Sale che oggi ospitano i Tribunali della Santa Sede, ce ne è una di particolare rilevanza: la Sala dei Cento Giorni.

Nel 1546 il cardinale Alessandro Farnese commissionò a Giorgio Vasari la decorazione di una grande sala, ma gli impose che fosse terminata in soli 100 giorni.

Il risultato non fu così soddisfacente come volevano le aspettative; la causa dell’insuccesso è decisamente imputabile al breve termine di consegna. Si dice che, quando Michelangelo si recò nel palazzo per ammirare la Sala dei 100 Giorni, il Vasari gli disse “Pensa: l’ho fatta solo in cento giorni” e Michelangelo rispose “…e si vede!”.

Tuttavia è innegabile che il progetto del Vasari sia di gran pregio: gli affreschi in stile manierista sfruttano il trompe-l’oeil per creare una serie di riquadri aperti su quattro scene, tutte raffiguranti episodi della vita del pontefice Paolo III Farnese, nonno del committente.

La composizione è indubbiamente ben articolata, con cura per i dettagli e profondità di significato, benché non di ottima fattura, poiché il maestro, per rientrare nei termini, fu costretto ad affidarsi agli aiuti di Perin del Vaga per svolgere i suoi cartoni.

Il Vasari, infatti, si pentì della scelta di accontentare il committente sulle tempistiche e proprio da questa esperienza trasse l’insegnamento che tenne a mente per tutta la vita: meglio impiegare più tempo per far qualcosa, piuttosto che affidarlo a mani estranee e poco capaci!

Et questo lo posso dir io per prova, che avendo faticato con grande studio nei cartoni della Sala della cancelleria nel palazzo di san Giorgio di Roma, che per haversi a fare con gran prestezza in cento di vi si messe tanti pittori a colorirla, che diviarono talmente tanto dai contorni, e bontà di quelli, che feci proposito e così ho osservato, che da allora in qua nessuno ha messo mano sulle opere mie

Però, al di là della ipercriticità che Giorgio Vasari ha voluto riservare alla sua opera, questa, all’analisi accurata, appare come un lavoro elaborato e fantasioso, che svolge la narrazione all’interno di un insolito spazio illusionista, inondato di ornamenti allegorici e figure in architettura dipinta, circondate da sculture simulate, conferendo alle figure medesime gesti e espressioni stravaganti e a tratti esagerati, conformemente allo stile manierista.

Stilisticamente legata alla Camera della Fortuna di Casa Vasari ad Arezzo, considera le pareti non come spazio bidimensionale ove dipingere, ma come una struttura architettonica plastica in cui lo spazio, immaginario e reale, possa espandersi e contrarsi.

L’architettura dipinta ha la funzione di incorniciare scene narrative ricche di citazioni stilistiche dell’arte passata e presente. Eliminato lo “zoccolo”, Vasari crea gradini dipinti che illusionisticamente si estendono dal centro della zona inferiore al pavimento fisico reale, tant’è che lo spettatore ha la sensazione di poter entrare nella scena e partecipare agli eventi che vi si svolgono.

Lo schema decorativo della Sala dei Cento Giorni è incorniciato come un “quadro riportato”, affiancato da tabernacoli contenenti figure che simboleggiano virtù morali o estetiche.

Tanto è importante la decorazione di questa sala che di fatto costituisce l’inizio di un programma pittorico formalizzato e complesso che subirà un’ulteriore elaborazione nei cicli decorativi di Palazzo Vecchio a Firenze.

Insomma, al di là delle leggende che sempre aleggiano sulle opere passate, visitare il Palazzo della Cancelleria, che gode dell’extraterritorialità vaticana, è certamente un viaggio nella storia, nell’arte e nelle cronache dell’epoca

Anna Maria

visita tematica: Il Palazzo della Cancelleria e le Sale della Sacra Rota

 

 

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