Uno dei dipinti più toccanti del Rinascimento
Proveniente dalla Chiesa di San Francesco in Alto di Ancona, è firmata OPVS CAROLI CRIVELLI VENETI.
Carlo Crivelli nasce infatti a Venezia. Ma un fatto di cronaca – diciottenne si innamora, ricambiato, di una coetana, ma sposata, ahimé – lo porta, dopo una condanna, a lasciare per sempre l’amata e Venezia
Approda nelle Marche e lì conquisterà la fama tanto da guadagnarsi il titolo di cavaliere.
Dipinge molto, ma in questo grande capolavoro di piccole dimensioni ci mette l’anima, un’anima profonda e sensibile che forse non è più volata accanto ad un altro cuore
Lo schema è tipico dell’artista: una Madonna a mezza figura con il Bambino in grembo che si sporge oltre una balaustra ove è poggiato un libricino.
Sullo sfondo una tenda calata isola le figure centrali ed è arricchita da una ghirlanda di foglie, mele e un cetriolo, simbolo di fecondità prodigiosa; ai lati due brani di paesaggio: arido a destra e rigoglioso a sinistra, secondo la simbologia di vita e morte prima e dopo la venuta di Cristo. Il corvo sul ramo secco nella scena di sinistra rimarca la desolazione del mondo prima della nascita del Salvatore.
In uno spazio veramente limitato, il Crivelli è riuscito ad esprimere tutta la simbologia cristiana della passione e redenzione umana: dal cardellino che il Bambino tiene legato a un filo, alle mele che ricordano il peccato originale; dai rubini rossi di Maria, simbolo della sua premonizione del sangue versato dal figlio, alle perle, legate al tema della verginità e della fecondità di Maria; dalla noce aperta che il Bambino tiene in mano mostrandone il gheriglio, simbolo della natura divina di Cristo al libro della Sapienza aperto, simbolo di saggezza.
Persino dieci cordicelle è riuscito a dipingere il Crivelli per dirci che quello non è un libro qualsiasi, ma il Decalogo!
Sontuosa è la veste di Maria in damasco dorato decorato da perle; sul tessuto sono raffigurate foglie di acanto, simbolo di concepimento virginale, perché è pianta spontanea che nasce in terre non coltivate e che con le loro spine ricordano il dolore di Maria per la passione del Figlio.
A questo decorativismo di matrice quasi bizantina fa da contraltare l’estrema eleganza della scena: Maria ruota il busto facendo quasi a far scomparire una spalla e generando un movimento serpentinato con il girarsi del viso dall’altra parte, verso il Figlio. Raffinato è il modo con cui afferra, in punta di dita, il piedino del Bambino.
Bisogna vederlo questo dipinto, conservato nella Pinacoteca Podesti di Ancona ed eccezionalmente esposto ai Musei Capitolini: emozionarsi nell’osservazione è dir poco. Attrae lo spettatore e commuove. Sorprende per la capacità di un artista che mezzo millennio fa, con la punta del pennello, ha fatto un dipinto che è un capolavoro.
Poco più che una miniatura!
Anna Maria
L’immagine di copertina è uno scatto di Tommaso Grattagliano, Socio Calipso. Diritti riservati
Visita guidata tematica: Capolavori svelati – Mostra ai Musei Capitolini




