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La Velata: oltre il ritratto…

“Il ritratto di una manica”: così il noto critico d’arte Ettore Camesasca nel 1956 volle evidenziare la straordinaria cura e perizia riposta da Raffaello ne “La Velata”. Effettivamente, estrema attenzione si evidenzia nella rappresentazione della camicia increspata sul petto; ma la perizia si accentua nella manica rigonfia, dove la seta crea profonde pieghe e riflessi lucidi di straordinaria qualità, con preziose variazioni di bianco su bianco.

Ma la Velata è molto di più.

È una giovane donna, ritratta a mezza figura, che emerge da uno sfondo scuro e monocromatico, senza tracce di arredi o altri oggetti. Il volto è di tre quarti, orientato a sinistra ma lo sguardo è diretto verso chi la guarda. Gli occhi sono di un intenso colore scuro. Intorno al collo indossa una collana di perle ambrate. Il gioiello è un reperto archeologico, che fu esposto nella grande mostra dedicata a Raffaello alle Scuderie del Quirinale nel 2020.

Il volto, dalle linee purissime, è incorniciato dalla massa scura dei capelli e dall’ombra del velo, realizzata con la tecnica dello sfumato derivata da Leonardo. Il “cirro negletto”, come lo chiamò Dante, sfugge dalla trama ordinata della capigliatura fino a lambire il lobo dell’orecchio.

La mano destra è portata al petto, un gesto teatrale per indicare la devozione religiosa.

I volumi con i quali Raffaello ha costruito il dipinto sono ideali e semplificati. Il chiaroscuro intenso, ma non eccessivamente contrastato, enfatizza le forme morbide e volumetriche. L’abito presenta una importante scollatura tonda che lascia in vista le spalle e lo scollo della giovane. Nonostante questo il ritratto ha un carattere particolarmente riservato e rispettoso della figura ritratta.

Il volto della donna presenta una costruzione formale ideale. Si notano nella costruzione del viso e della capigliatura alcuni elementi stilistici che ricordano La Gioconda di Leonardo da Vinci. Soprattutto le sfumature degli occhi e quelle agli angoli della bocca ricordano gli sfumati del maestro.

Il velo incornicia il volto della protagonista come nelle immagini delle Madonne. Questo accorgimento permette di assegnare una maggiore intensità allo sguardo della giovane. Inoltre costringe l’osservatore a prestare più attenzione al volto della donna, piuttosto che dal gioco del panneggio che riempie la manica.

La luminosità è diffusa e il dipinto è realizzato con la libertà tecnica che lo rende meno rigido: la luce è infatti morbida e calda e i colori sono armonizzati intorno ad un tono predominante di ocra molto chiaro. Il colore si intensifica nelle decorazioni dorate dell’abito e nell’incarnato tendente al rosa.

Il ritratto non è giudicato dagli storici un ritratto ufficiale: è infatti l’immagine idealizzata di una giovane donna o la commissione di una nobildonna.

Ma chi è la modella?

Basta confrontare questo dipinto con il volto della Madonna Sistina, precedente, e della Fornarina, successivo, ed il rebus è risolto.

La modella è sempre lei, Margherita Luti, ritratta per la prima volta poco più che tredicenne, in una evoluzione di crescita: bambina-ragazzina-donna.

E Raffaello non volle lasciare ai posteri dubbi: ponendo sul capo della Velata, come fece poi con la Fornarina, un gioiello composto da una perla, un rubino e uno zaffiro, effettivamente lo “firma”: perla in latino è margaritès; il rubino è  simbolo di amore e lo zaffiro simbolo di una promessa di fedeltà.

Più che chiaro: Margherita è il mio amore e io le sono fedele!

Grazie al documento ritrovato nel 2020, ormai è certo che i due fossero sposati, e tutte le dicerie su i due, per i quali non si poté mai negare l’amore profondo che li avevano legati, sono ormai decadute.

Come non definirlo un capolavoro? Ma d’altra parte tutto ciò che Raffaello ha realizzato nella sua breve vita è stato un capolavoro: dalle capacità intellettive a quelle pittoriche, dalle relazioni fatte di amicizia e stima profonda e infine da quell’amore intenso provato per una donna semplice che solo la sua morte prematura ha infranto e ci piace pensare per poco: è noto che Margherita Luti, l’amata Fornarina di Raffaello, giovanissima s’è spenta in convento appena due anni dopo il grande pittore.

Anna Maria

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