1621: sale al soglio il Cardinale Alessandro Ludovisi, emiliano, con il nome di Gregorio XV
Meta del suo operato è l’imminente anno giubilare del 1625 e si prepara subito al grandioso evento, ma non ci arriva, perché la morte lo coglie nel 1623.
Anche se di poco respiro, il suo papato è stato grandissimo e ha segnato un’era, l’Era Ludovisi.
Denso di eventi – cinque importanti canonizzazioni, missioni e spedizioni – fa dell’Arte grande strumento di propaganda di fede; non a caso commissiona anche l’edificio di Propaganda Fidae!
Due grandi artisti emiliani lavorano a Roma per questo Papa e il suo Cardinal Nepote: sono Guido Reni e Giovanni Francesco Barbieri, meglio noto come Il Guercino
Due grandissimi ma profondamente diversi anche se Guido Reni, più anziano, ebbe a dire che il Guercino tutto imparò da lui, anche a farsi pagare!
Il Papa è morto, ma il Cardinal Nepote ancora vuol contare e il 14 maggio 1624 la Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti si rivolgono a Ludovico Ludovisi, dal 1623 loro protettore, chiedendogli di scegliere l’artista per una pala d’altare. Ludovico non azzarda e opta per Guido Reni, con cui ritiene di poter ristabilire una posizione di prestigio a Roma in concorrenza al nuovo Cardinal Nepote, Francesco Barberini.
Guido Reni è nella sua Bologna ed è lì che realizza per la chiesa fondata da Filippo Neri nel 1548 la pala grandiosa della Trinità dei Pellegrini con due figure maestose, più grandi del naturale e allineate in primo piano. Un capolavoro assoluto del Classicismo emiliano, tutto luce e simmetria, un sogno apollineo. La sua consacrazione!

Anche Guercino non è più a Roma. Subito dopo la morte del Papa è tornato nella sua Cento: lo chiamano, lo acclamano, ma lui non si muove. Lascerà la sua città natale per gli effetti della Guerra di Castro, ma la distanza che vi pone è minima: va a Bologna.
Guercino è un solitario, unica sua compagna è la pittura, non è interessato al mero guadagno ed è profondamente religioso.
È il 1624 e il Consiglio Generale degli Anziani di Reggio Emilia incarica il Guercino di realizzare la pala per l’altare della città, costruito a spese del Comune di Reggio, nella Basilica della Madonna della Ghiara. È una Pala epocale a tutti gli effetti, un quadro votivo. È una Crocifissione con la Madonna, la Maddalena, S. Giovanni Evangelista e S. Prospero, patrono di Reggio Emilia. La grande Pala, preceduta da molti disegni di studio, è sicuramente l’opera di maggior impegno al rientro del Guercino da Roma. L’impostazione solenne e monumentale della Croce e dei dolenti è sottolineata dalla tavolozza scura e profonda e dalla luce, che evidenzia la plasticità dei corpi e degli abiti, per un risultato di grande e potente originalità. Quando il Guercino scorta a Reggio Emilia la sua opera finita per consegnarla alla Città e ai Padri Servi di Maria che la custodiranno, viene compreso da subito il rilievo artistico e simbolico dell’opera. Al Guercino gli vengono assegnati senza batter ciglio i 500 ducatoni d’argento pattuiti e gli viene donata dalla Città di Reggio anche una preziosa collana d’oro con la medaglia della Madonna della Ghiara.
Il Cristo crocifisso della Ghiara è di un Guercino maturo, che ha vissuto l’esperienza romana accanto ai Ludovisi e fa tesoro delle influenze e delle esperienze artistiche incontrate a Roma.
Il quadro, di dimensioni notevoli, secondo solo al suo Seppellimento di Santa Petronilla (oggi in Pinacoteca Capitolina), ha una impostazione solenne, al primo sguardo monumentale. Ma al suo interno contiene – in un contesto di assoluta tragicità – una dinamica di azioni e gesti familiari, amicali, affettuosi, di cura, che si integrano e traggono linfa dal sacrificio estremo che viene rappresentato.
La tavolozza dei colori è scura, tende al cupo, ma è al contempo ricercata, raffinata e decisa; la luce, utilizzata con assoluta maestria, esalta i contrasti ed evidenzia la plasticità delle figure.

Per la prima volta in quattrocento anni, questa pala ha lasciato la sua allocazione per essere esposta in mostra alle Scuderie del Quirinale in un anno giubilare, proprio di fronte all’altrettanto monumentale Crocifissione del Reni.
Messe una di fronte all’altra, sono un confronto imprescindibile e che non è mai stato fatto nel passato, ma che dimostra come a quel Giubileo del 1625 il Papa Gregorio XV fosse preparato fin da subito
Quindi Guido Reni e Guercino hanno realizzato questi due capolavori nello stesso momento, uno a Bologna e uno a Cento. Ma le vie sono completamente diverse: Guercino è la via del naturale, ma corrusca, fatta di contrasti e scena drammatica, mentre invece quella di Guido Reni è una speranza e una grande epifania.
Due autori, i più amati del Seicento internazionale, chiamati a dipingere nello stesso anno il medesimo soggetto, ma che scelgono due strade completamente diverse. Come diversi sono stati loro in vita e in Arte!
Anna Maria




