Il dipinto, di formato ovale con sviluppo verticale, è inserito in cornice dorata e raffigura una giovane donna sui vent’anni. Si tratta del ritratto di Erminia, la sorella pittrice del pittore romano Guglielmo De Sanctis.
L’immagine della giovane Erminia rispecchia l’ideale romantico ottocentesco della donna che mostra quel pudore, quella modestia e quella dolcezza che riflettono le virtù amate e catturate dal fratello Guglielmo.
Lo spazio pittorico è quasi totalmente occupato dalla figura della giovane in una posa armoniosa che si staglia su uno sfondo anonimo ravvivato da un esile ramo fiorito. Lo stratagemma è studiato per mettere maggiormente in risalto la figura abbigliata con un voluminoso abito celeste e colpita da un’intensa luce.
Erminia, nella sua torsione, guarda lo spettatore da una posizione del volto quasi frontale. La sua capigliatura è liscia e scura, raccolta in un alto chignon, formato dalla ripartizione della capigliatura da una precisa scriminatura. Il volto ovale dalla fronte ampia, le guance arrotondate intenerite da un’impalpabile velatura di rosa, le folte sopracciglia scure dall’arco morbido che mettono in risalto gli occhi penetranti, esaltati ancor di più dal candido incarnato del volto.
Il collo slanciato e ben tornito s’innesca nella rotondità delle spalle, valorizzate dalla scollatura larga dell’abito, dal tessuto leggero con il corpetto stretto che avvolge morbidamente il corpo giovane. È un elegante vestito alla moda dalla gonna ampia e vaporosa, realizzata dal pittore con veloci e vibranti pennellate. Le braccia distese si congiungono reggendo un “mazzolin di fiori”.
Bella, giovane, ricca e mesta. Obbediente. Così ci appare Erminia De Santis, come esposta in una vetrina.
Ma chi era veramente?
La giovane era, in verità, una pittrice che si prestava a far da modella al fratello pittore.
Guglielmo certamente l’avrà aiutata a coltivare la sua passione, ma altrettanto certamente ne ha schiacciato il talento.
I due condividevano uno studio in Via Margutta n. 33, ma mentre lui “sfoggiava” le sue doti di ritrattista, emarginava lei, specializzata nel pastello e nell’acquerello, ad essere una copista soprattutto delle sue opere.
Il suo lavoro, molto apprezzato e ricercato dal mercato, se le consentiva di guadagnarsi da vivere, spegneva però ogni sua fantasia e ingegno.
Chissà quante volte si sarà lasciata andare a voli di fantasia, fuori dal dipinto e dalla bottega, e sentire il fresco e intenso odore dei fiori che stringeva in mano e magari sognando di ritrarli in una distesa di colori con una ragazza a piedi nudi che corre a braccia aperte incontro a versi lontani di uccelli, allo stormire di fronde e foglie mosse dal vento. Incontro alla libertà.
Libertà di agire, scegliere, pensare. Dipingere.
Di Erminia noi invece conosciamo solo il ritratto idealizzato fatto dal fratello.
Stigmatizzata nel ruolo di copista, che ha mortificato il suo talento e la sua natura, sicuramente più complessa, era invece dotata di una buona padronanza tecnica negli studi preparatori per dipinti di paesaggio dai notevoli effetti cromatici e atmosferici: ce lo dicono alcune sue tele recuperate da vari fondi comunali.
Lei ed altre 55 artiste sono protagoniste di una mostra curata, non a caso, da tre donne – Ileana Miarelli Mariani, Raffaella Morselli (curatrice anche della mostra del Guercino) e Ilaria Arcangeli – che sotto la coltre della cenere del tempo e dei contemporanei hanno scovato 130 opere di artiste nate, accolte o transitate per Roma, opere che dimostrano che la presenza femminile nel quadro artistico romano non era affatto una esigua minoranza
Roma Pittrice è una mostra che tutti, e soprattutto TUTTE, dobbiamo vedere!
Anna Maria
Visita guidata tematica: Roma Pittrice: artiste al lavoro tra il XVI e il XIX secolo – Mostra a Palazzo Braschi




