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L’Angelo del Signore di Veronica Piraccini

Ci sono artisti che dipingono immagini. E poi ci sono artisti che dipingono ciò che normalmente non vediamo.

È questo il territorio di ricerca di Veronica Piraccini, artista nata a Bologna nel 1974, che vive e lavora a Roma, dove oggi insegna pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Dopo anni di docenza tra Brera, Palermo e Frosinone e una carriera espositiva iniziata precocemente con una prima personale, Piraccini ha costruito una ricerca artistica che si muove costantemente sul confine tra percezione, spiritualità e materia.

Il centro di questa ricerca è ciò che l’artista definisce “Pittura Impercettibile”, realizzata grazie alla collaborazione con la sorella Nadia, scienziata. Questa tecnica esplora il fragile confine tra visibile e invisibile, trasformando il rapporto tra opera e osservatore in qualcosa di dinamico e mutevole; pigmenti naturali, immagini costruite per sottrazione, strati pittorici che nascondono e contemporaneamente preparano ciò che verrà svelato.

Le immagini non si mostrano completamente: appaiono e scompaiono. Si rivelano soltanto in determinate condizioni di luce, costringendo chi guarda a diventare parte attiva dell’esperienza.

La pittura di Piraccini è fatta di tracciati, intrecci, segni, percorsi energetici. Quelli che l’artista definisce «grovigli della vita» si mescolano agli spazi dei corpi e delle loro traiettorie, sospesi continuamente tra sacro e profano.

Cerchi cosmici, geometrie, cromie potenti e quasi impercettibili trasformano così la superficie pittorica in uno spazio vivo.

Già nel 1997, commentando una mostra milanese dell’artista, il critico Gillo Dorfles sottolineava soprattutto «il senso dello spazio» costruito attraverso una «segmentazione asimmetrica» capace di generare «una globalità di tensioni di notevole efficacia e di indubbia originalità».

Anche il critico Gabriele Simongini individua proprio qui uno degli aspetti centrali della sua ricerca: una pittura che si colloca sulla soglia che contemporaneamente separa e unisce visibile e invisibile, aprendo la possibilità di accedere a dimensioni normalmente irraggiungibili.

Ed è proprio questa tensione tra ciò che vediamo e ciò che resta nascosto che trova una delle sue espressioni più sorprendenti ne L’Angelo del Signore del 1994, esposto nella mostra ANGELI ai Musei Capitolini.

A prima vista sembra un dipinto contemporaneo di forte impatto visivo.

Poi succede qualcosa. O meglio: bisogna farlo succedere.

Qui il visitatore non è semplice spettatore, ma diventa parte integrante dell’opera.

È infatti la luce di una torcia a rivelarne il segreto: quando la luce colpisce la superficie, il dipinto cambia.

Emergono simboli, dettagli, figure che normalmente restano invisibili.

L’angelo immaginato dalla Piraccini non ha nulla di rassicurante o etereo.

È una presenza monumentale, quasi un angelo della cacciata dal Paradiso: una figura guerriera attraversata dalla simbologia della spada e della croce.

Le linee che attraversano la composizione costruiscono un linguaggio simbolico preciso: quelle blu raccontano il rapporto con il divino e i percorsi umani che si intrecciano con esso; le traiettorie rosse evocano invece il sangue, la materia, la dimensione passionale dell’esistenza.

Persino il tempo sembra entrare nell’opera.

Le colature del colore suggeriscono infatti una dimensione sospesa, sincronica, dove umano e sacro sembrano manifestarsi simultaneamente.

Il momento più sorprendente arriva però quando la luce rivela ciò che normalmente rimane nascosto.

All’interno di un triangolo emerge la Trinità: il sangue, ispirato alla Sindone, richiama il Figlio; un volto barbuto dagli occhi onniveggenti rappresenta il Padre e basta allontanare la torcia per vedere qualcosa di inatteso: lo Spirito Santo continua a emanare un leggero bagliore residuo, come una presenza che rimane.

Ed è forse proprio qui il senso più profondo dell’opera: non rappresenta l’invisibile, ma lo rende esperienza.

Più che un dipinto, un’apparizione!

Anna Maria

Visita guidata tematica: Angeli – Mostra ai Musei Capitolini

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