Amore e Psiche è il mito più famoso legato al dio Eros che ha i toni di una fiaba.
È stato scritto da Apuleio e ha ispirato moltissimi artisti: pittori e scultori hanno attinto a questa bellissima e simbolica storia d’amore.

Tra i tanti, e forse il più mirabile di tutti, c’è Raffaello che per celebrare le nozze del suo amico e mecenate Agostino Chigi l’ha raccontata nella superba loggia di Villa Farnesina, una volta aperta su un giardino che doveva essere ricchissimo, tant’è che le storie del mito si dipanano in un finto pergolato che idealmente lo continua. È un vero campionario di fiori e frutti per lo più provenienti dal “Nuovo Mondo” da poco scoperto (la loggia è del 1518, la scoperta dell’America 1492) per esaltare la potenza economica del Chigi.
Per realizzarla Raffaello si è avvalso di valenti collaboratori, tra cui anche Giulio Romano, che ha poi replicato lo stesso tema all’interno di Palazzo Te a Mantova.

La sua fu una celebrazione fastosa dei miti antichi, un’esaltazione della bellezza del corpo umano, rappresentato in chiave anche erotica, e della bellezza della Natura. Giulio Romano, del resto, fece dell’erotismo spinto il suo tratto più riconoscibile.
Gli affreschi di Villa Farnesina comunicano il senso di quell’Età dell’Oro in cui dei ed umani vivevano in armonia. Giulio Romano rappresenta le stesse scene in modo più drammatico, con visioni da sotto in su, e chiaro-scuri più accentuati. Ma si vede sempre l’influenza del maestro nei colori, nell’opulenza di verdi e oro, nei nudi muscolosi e nell’eloquenza dei gesti teatrali.
La storia è coinvolgente: Psiche era una fanciulla talmente bella che suscitò la gelosia di Venere che per punirla ordinò a suo figlio Cupido di farla innamorare di un uomo bruttissimo. Ma Cupido appena la vide se ne innamorò, le scagliò la sua freccia per essere ricambiato e i due convolarono a nozze. Bello è che lei, perdutamente innamorata, non lo vedeva, ma lo seguì ugualmente nel suo palazzo dove trascorrevano delle notti indimenticabili, che soggiogarono totalmente la bellissima mortale al punto che promise addirittura che non avrebbe mai cercato di vederlo. Ma le sorelle di Psiche, invidiose, la convinsero ad accertarsi dell’identità di questo marito misterioso. Così una notte, mentre Amore dormiva, Psiche accese una lampada e si trovò di fronte alla maestosità del Dio Eros in persona che si svegliò. L’incantesimo era spezzato, la fiducia tradita e Amore abbandonò Psiche. Ma una soluzione c’era, ottenuta per intercessione di Giove: superare delle prove, difficilissime, tutte concepite da Venere che voleva liberarsi dalla “rivale”. L’ultima prova, pericolosissima, consisteva nell’andare negli inferi dalla dea Proserpina e farsi dare un’ampolla con un po’ della sua bellezza, mero tentativo di Venere per tornare ad essere “la più bella del reame”. Psiche ci riuscì, ma la sua curiosità la tradì di nuovo: aprì l’ampolla che non conteneva bellezza, bensì il sonno profondo della morte. Ma questa volta, con il beneplacito di Giove, Amore la salvò e, con la benedizione di tutti, i due innamorati si riunirono nell’Olimpo.

Raffaello racconta questa conclusione con un grande banchetto allusivo al banchetto che si sarebbe tenuto in occasione delle nozze tra Agostino Chigi e Francesca Odearschi, madre dei suoi figli e in attesa dell’ultimo. Non a caso, Amore e Psiche hanno i volti degli illustri committenti che, attorniati da tutti gli dei, vengono coronati da due Ninfe e dalle Ore con corone di fiori.
Transitare in questa loggia e leggere questi affreschi è ogni volta stupore che si rinnova. Chissà se proprio questa loggia, dalle figure plastiche e delicate, con i colori tanto cari al dolce Raffaello, non abbia ispirato un altro grande dell’Arte italiana. Antonio Canova, che ricopriva la carica di Ispettore alle Belle Arti nello Stato Pontificio di Pio VII, ha dedicato una delle sue sculture più belle a questo mito, raffigurando il momento in cui Amore salva Psiche dal sonno eterno, con un bacio (ci ricorda Biancaneve, eh?).

Canova è riuscito ad imprimere dolcezza e sensualità in pari misura in un’opera che non ha uguali, levigando il marmo in maniera delicatissima. Nella composizione, le ali e le gambe formano una x, conferendo così tensione ed equilibrio perfetto tra i due corpi, simbolicamente a rappresentare l’essenzialità di un’unione perfetta, e rappresentandoli un secondo prima del fatidico bacio. Le braccia di Psiche avvolgono il collo di Amore formando una cornice circolare che guida l’attenzione dell’osservatore ai loro volti e non ai corpi.

Nella versione Amore e Psiche stanti Canova rivoluziona la composizione, togliendo le ali ad Amore e fissando nel marmo il momento in cui Psiche dona all’amato una farfalla. Psiche in greco significa “anima” e la farfalla invece è un bruco che si trasforma in qualcosa di bellissimo ed in grado di volare. È l’incipit dell’amore, quando gli sguardi di due individui destinati si incontrano per la prima volta e, se ben coltivati, si trasformano in quel qualcosa di bellissimo che è l’amore eterno
La composizione quindi rappresenta l’anima e la sua evoluzione, la fragilità e la brevità della vita, l’anima che si dona all’amato
Anche Bouguereau, il pittore parigino dai colori chiari e delicatissimi, cita la farfalla: sono le ali di Psiche.

Questi “racconti” di pittori e scultori, in epoche diverse – Raffaello nel Cinquecento, Canova alla fine del Settecento, Bouguereau nell’Ottocento – raccontano questo antico mito e i suoi profondi significati: gli incontri al buio dei due amanti a significare il misterioso sentimento dell’amore che ti avvolge e travolge; il disguido della lampada che invece suggerisce di fidarci e di mantenere le promesse; la discesa negli inferi di Psiche-anima che è simbolo del viaggio interiore dell’essere umano.
Insomma, per amare davvero dobbiamo accettare di trasformarci. Dobbiamo avere il coraggio di essere farfalle
Anna Maria
Visita guidata tematica: Villa Farnesina e l’oroscopo Chigi




