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Giovane donna con Unicorno

Negli appartamenti papali di Castel Sant’Angelo, l’accogliente ed intima Sala del Perseo è adorna di un dipinto, un olio su tela, realizzato tra il 1535 e il 1540 da Luca Longhi, ritrattista ufficiale della famiglia Farnese: Giovane donna con Unicorno.

Una giovane, immersa in un paesaggio cristallino, siede accanto ad un unicorno, rivolgendosi allo spettatore. La donna punta l’indice verso l’animale, invitandoci apertamente ad osservarlo, mentre questo volge a lei lo sguardo.

Scrive Leonardo: “L’alicorno, ovvero unicorno, per la sua intemperanza e non sapersi vincere, per lo diletto che ha delle donzelle, dimentica la sua ferocità e salvatichezza; ponendo da capo ogni sospetto va alla sedente donzella, e se le addormenta in grembo; e i cacciatori in tal modo lo pigliano”.

Insomma, quando l’unicorno, trascinato dal proprio desiderio, vede o sente una ragazza vergine, vinto corre da lei, ma poi, dominato dalla castità della fanciulla, le appoggia il muso sul grembo e si addormenta.

La vergine rappresenta la castità virtuosa, mantenuta anche di fronte all’irruenza dei desideri della carne e, per estensione, anche l’animale, che di fondo è fortemente trascinato verso i piaceri sessuali, compartecipa, come un fidanzato rispettoso, alla necessità della virtù.

Al di là della metafora alta, essa sta a significare l’attesa casta del matrimonio, dopo il quale, evidentemente, l’animale potrà risvegliarsi.

Nella stanza attigua a quella che convenzionalmente è ritenuta la camera da letto di Papa Paolo III Farnese, è presente questo celebre dipinto che immortala Giulia Farnese, l’influente sorella del papa che, poveretta, giovanissima perse la sua “purezza”. Aveva infatti solo nove anni, quando si invaghì di lei il potente cardinale Rodrigo Borgia che presto sarebbe salito al soglio pontificio e avrebbe fatto di lei la Sponsa Christi.

Benché giovanissima, Giulia seppe ben amministrare l’influenza che aveva sul Pontefice, ottenendone grandi benefici, soprattutto per suo fratello Alessandro che proprio da Papa Alessandro VI Borgia ottenne la porpora.

Non è un caso che Giulia sia stata immortalata in una Vergine con l’unicorno, simbolo di purezza: sfruttando uno degli emblemi della famiglia Farnese che aveva appunto questo animale nello stemma  – che fino al Settecento si riteneva realmente esistente – si volle riscattare la figura di Giulia e, implicitamente, ringraziare il suo “sacrificio”.

Lo sguardo della fanciulla è infatti malinconico: un’idealizzazione voluta appunto dai famigliari committenti, essendo stata l’opera realizzata dopo la scomparsa di Giulia, avvenuta nel 1524.

Nell’artista, Luca Longhi, poco conosciuto, è evidente l’influenza della maniera leonardesca di concepire la luce, specie nei paesaggi che fanno da sfondo alle sue figure. Secondo alcuni critici, autore potrebbe la figlia del pittore, Barbara, di cui si sa veramente poco. Certo è che la composizione è tratta da un disegno di Leonardo conservato presso l’Ashmolean Museum di Oxford.

Anna Maria

Visita guidata tematica: Castel Sant’Angelo

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