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Gli occhi di Salomè: un capolavoro da scoprire

Nel cuore di Roma, nella splendida cornice barocca di Palazzo Corsini, si conserva un capolavoro che affascina da secoli: Salomè con la testa del Battista, olio su tela realizzato tra il 1638 e il 1639 da Guido Reni, pittore bolognese tra i più influenti del Seicento italiano

Nato a Bologna il 4 novembre 1575, Guido Reni si forma in una delle fucine artistiche più importanti dell’epoca, nella cerchia dei Carracci. Definito da Roberto Longhi come “Apelle clericale”, la sua pittura unisce valori cristiani e ideali classici, dando vita a opere in cui l’equilibrio, la grazia e l’armonia convivono con un’intensa carica emotiva. Attivo a Bologna, Roma e Napoli, Reni diventa protagonista della scena artistica europea, stimato da papi e regnanti, e viene annoverato tra i grandi interpreti del classicismo italiano, pur non rinunciando a pennellate di libertà barocca che conferiscono ai suoi dipinti un’intimità unica.

Il dipinto racconta un episodio biblico tratto dal Vangelo secondo Matteo (14, 1-12), ma lo fa con una forza espressiva e una modernità che ancora oggi catturano lo sguardo e l’immaginazione di chi lo osserva.

“Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode; ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto. Ella, spintavi da sua madre, disse: «Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data, e mandò a decapitare Giovanni in prigione. La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre.”

La scena biblica è nota: Giovanni aveva criticato apertamente la relazione di Erode con Erodiade, già moglie del fratello, e per questo era stato arrestato. L’esibizione nella danza è un atto di sensualità che cambia per sempre il destino del Battista.

La grandezza di Reni sta nel modo in cui trasforma questa vicenda drammatica in un racconto psicologico: Salomè guarda direttamente lo spettatore, con uno sguardo freddo e distante, creando un effetto quasi straniante. La giovane donna diventa così non solo protagonista dell’episodio, ma anche testimone silenziosa della propria azione, in bilico tra innocenza apparente e crudeltà inevitabile. Ma quello sguardo ha una vena di pentimento. Lei è in piedi con in mano il piatto su cui giace la testa mozzata di Giovanni Battista, una testa che ha le sembianze del Cristo, e l’atto spavaldo di mostrare il suo premio non ha corrispondenza in quello sguardo forse consapevole di essere strumento nelle mani di sua madre che l’ha condizionata a commettere un omicidio che non le dà alcuna soddisfazione né corrisponde alla sua volontà

L’artista utilizza un raffinato contrasto tra pennellate veloci e leggere, impiegate per il volto e la testa, e pennellate corpose, quasi scultoree, per gli abiti e il copricapo, conferendo volume e materia alla figura. Lo sfondo grigio e indistinto fa emergere Salomè in tutta la sua imponenza, accentuando la teatralità del gesto e l’isolamento emotivo della protagonista. Questo sapiente equilibrio tra narrazione e tecnica pittorica rende il dipinto uno dei capolavori più emblematici del periodo maturo di Reni.

La Salomè entra nella storia delle collezioni italiane nel 1639, acquistata dal cardinale Francesco Barberini, e successivamente entra nella collezione Corsini come dono a papa Clemente XII. Viene collocata nello studio privato di Neri Maria Corsini, Cardinal Nepote, che la considera un vero gioiello.

Il dipinto attraversa anche vicende rocambolesche: durante l’invasione francese del 1799 e la creazione della Repubblica Romana, le collezioni nobiliari sono a rischio. Le leggi sul fedecommesso che proteggeva le collezioni sono state abolite dai Francesi che, di contro, impongono alle famiglie nobili grandi tassazioni da pagare immediatamente. Il principe Corsini è scappato e l’incombenza del pagamento dei tributi è in capo al maestro di palazzo che decide di far entrare un mercante d’arte a palazzo e con lui organizza la vendita di 16 quadri della collezione. Questo mercante si chiama William Young Ottley ed è uno dei grandi mercanti dell’Ottocento inglese. 

E tra i quadri che sceglie Ottley c’è proprio la Salomè di Guido Reni. Siglato l’acquisto, il quadro parte alla volta della Galleria inglese. Ma quando il principe lo scopre va su tutte le furie e cerca in ogni modo di bloccare questa vendita. Riesce a fermare le opere della sua collezione al porto e tutto finisce in tribunale ma l’unico modo per non perdere la Salomè è riacquistarla da Ottley insieme a qualche altro dipinto, mentre gli altri, purtroppo, vanno via per sempre e sono oggi in giro per l’Europa.

La Salomè recuperata torna a “casa”, entrando così nella storia anche come simbolo di resilienza delle collezioni d’arte. Diventa paradossalmente il quadro più ammirato dell’Ottocento insieme alla Madonna Zingara di Murillo: chiunque veniva a Palazzo Corsini voleva ammirarli, tant’è che sono stati anche i più copiati nell’Ottocento, i più citati dalle guide, i più ammirati dal pubblico e, non a caso, per molto tempo la Salomè è stata scelta per tanti anni come logo della Galleria Corsini.

Una visita guidata alla Galleria Corsini offre l’opportunità di scoprire non solo l’opera, ma anche il suo contesto: la vita di Guido Reni, il classicismo bolognese, la ricchezza della collezione Corsini e gli aneddoti che animano i corridoi di Palazzo. È un’occasione unica per ammirare da vicino la maestria tecnica e la potenza narrativa di un pittore che ha segnato la storia dell’arte europea, vivendo un’esperienza immersiva che unisce storia, leggenda e fascino senza tempo.

Salomè con la testa del Battista non è solo un dipinto: è un viaggio nella psiche, nell’arte e nella storia, un incontro ravvicinato con la perfezione e il mistero del Seicento italiano, da vivere passo dopo passo, dettaglio dopo dettaglio, con occhi nuovi e curiosi.

Anna Maria

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