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L’umanità del Cristo del Guercino a Santa Maria della Vittoria

Nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, tra le tante opere meravigliose custodite, c’è anche una Trinità del Guercino

Cattura subito l’occhio dello spettatore il meraviglioso manto di un blu intenso e spettacolare che avvolge il corpo di un Cristo risorto, padrone del mondo, che esce fuori come una macchia di colore con gli angeli che gli fanno da contorno

Particolare la sua austerità, ma anche la profondità, il messaggio per cui il Cristo è avvolto nel manto della regalità, un Cristo che annuncia la sua divinità indicando con il braccio alzato il Regno dei Cieli che lo attende e comunica allo spettatore l’annuncio che la conversione è salvezza.

È un Cristo umano che proietta l’ombra del braccio alzato sul proprio corpo che ha patito le sofferenze umane ma che, bellissimo e luminoso, illumina chi lo guarda.

Invita all’accettazione del mistero che sta avvenendo, del dogma della Santissima Trinità discusso e confutato in quegli anni: Giordano Bruno era finito sul rogo

Nella composizione dei personaggi si vede la plasticità, si vede la fede, si vede anche il gioco dei colori che accompagnano il fedele a manifestare la propria fede, alla contemplazione.

Cristo che si eleva al padre, che è là in alto e sta accogliendo il Figlio e addirittura sembra che si sporga per favorirne l’ascesa

Un messaggio di fede espresso con tanta eleganza, che riassume in sé tutto ciò che è al vertice della scuola bolognese, l’espressività della scuola veneta, i colori e la plasticità di Guido che aveva l’idea del bello ideale che Guercino media attraverso l’esperienza di Caravaggio

Il Cristo della Trinità guarda dritto negli occhi chi lo guarda e lo invita a sentirsi parte del mistero; il fedele trova la serenità alle proprie incertezze attraverso l’assunzione di Cristo che appare, si manifesta e lo illumina. C’è il dialogo tra Cristo e devoto: il braccio alzato indica Dio Padre che accoglie Lui e chi in Lui vive il percorso terreno.

La formazione di Guercino è quasi da autodidatta: girava per le chiese di Cento e Ferrara a caccia di tele sulle quali commuoversi e si può ragionevolmente supporre che una volta diventato pittore abbia cercato gli stessi effetti speciali. Qui le figure sembrano volerci impartire una lezione privata: vivacità, profondità e colore, ma soprattutto umanità e fede.

Guercino è stato un pittore devotissimo capace con la sua luce di portare lo spettatore dentro la scena del suo dipinto e di rendere lo spettatore co-protagonista dell’evento dipinto, di renderlo dipinto

Guercino è stato uno di quei piccoli geni che nascono con la pittura nelle dita. Raccontano le cronache che quando aveva appena otto anni gli fu mostrata dai genitore un’immagine della Madonna della Ghiara e che lui in quella giovanissima età fu capace di realizzare, già mettendoci del suo, sulla parete esterna della propria casa. Oggi quel frammento di affresco è custodito nella Pinacoteca di Cento che porta il suo nome

Guercino è stato un disegnatore efficacissimo, straordinario che “pensava con la matita”: realizzò un numero incredibile di disegni che mostrano il suo talento precoce che si misurò tra la pittura bolognese e la pittura emiliana, prima di diventare una superstar del Seicento che è stato

Un talento precoce che già a otto aveva capacità espressiva e un uso del colore e una impostazione che denotava la gran classe e le grandi qualità naturali.

Per molto tempo lo sguardo della Chiesa coincise con lo sguardo del Guercino, con la sua capacità di mostrare il lato originale delle questioni, il lato più empatico, più forte, più motivante delle vite dei santi.

Prima di lui i santi parlavano con la divina figura centrale; con lui è il devoto che parla con il divino che si innalza e lui è l’umano che diventa divino.

Anna Maria

 

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