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La Maddalena, il capolavoro da cercare nel Duomo di Arezzo

In piedi, all’interno di una nicchia con arco a tutto sesto, ornata da eleganti palmette che dà l’idea di profondità, grazie all’artificio pittorico creato dal gioco mirabile di colonne, capitelli e arcata, è la Maddalena di Piero della Francesca, opera visibile al pubblico senza il pagamento di alcun biglietto, perché è nel Duomo di Arezzo, accanto alla porta della sagrestia, in posizione defilata e seminascosta, quasi a sfidare gli amanti del Rinascimento a trovarla.

Del cielo azzurro resta solo qualche traccia, perché eseguito con la tecnica a secco, così come l’aureola che non è più dorata.

La Maddalena appare come una matrona dalle forme opulente, con i capelli sciolti che le coprono le spalle.
Il volto leggermente girato è umanissimo per le guance appena arrossate, le labbra carnose e il collo valorizzato dalla luce che lo colpisce da sinistra. La santa ha uno sguardo dolce e pensieroso, profondo ed espressivo; reca in mano e ben in evidenza il vaso di vetro dell’unguento, dalla perfetta resa tridimensionale e lucentezza.

Questa Maddalena non ha la consueta ieraticità dei santi di Piero della Francesca: è profondamente umana

Ma chi era veramente la Maddalena?

Le narrazioni evangeliche confondono e fondono due personaggi, identificandoli in uno solo o è la stessa donna che viene chiamata in maniera diversa?

Quei capelli lunghi dipinti con tanta cura da Piero della Francesca sono quelli con cui, secondo la tradizione, la donna asciugò i piedi di Gesù dopo averli cosparsi d’unguento o quel vaso di unguento è l’attributo della Maddalena che si recò al sepolcro per ungere il corpo morto di Cristo e lo trovò vuoto?

La Maddalena è uno dei personaggi più affascinanti, indagati e complessi del Cristianesimo. Maria Maddalena o Maria di Magdala – un villaggio di pescatori sulle sponde del lago di Tiberiade – era la donna che Gesù liberò dai sette spiriti cattivi, divenendo poi uno dei discepoli più devoti e fedeli. Infatti, la tradizione che la identifica con una prostituta redenta non è fondata, ma ha influenzato per secoli non solo il pensiero comune, ma anche la cultura e l’arte. L’equivoco è svelato nel Vangelo di Luca e leggendolo attentamente si evince che la Maddalena era Maria di Magdala e che Maria di Magdala non era affatto una prostituta. Questa donna, salvata dalla fede, seguì dal quel momento Gesù: era presente alla crocifissione, alla deposizione dalla Croce – viene sempre rappresentata, in arte, con le braccia allargate o con gesti che, cercando il contatto con il Cristo morto, manifestano il suo dolore – e alla deposizione nel sepolcro, così come fu lei a trovare la pietra rimossa che lo chiudeva. Si racconta che corse ad avvertire Pietro e Giovanni, i quali arrivarono alla tomba scoprendo l’assenza di Cristo. Ma, mentre i due apostoli tornavano a casa, lei rimase sul posto e lì incontrò Gesù risorto che le disse “noli me tangere, perché non sono ancora salito al Padre mio”. Maria Maddalena non riconobbe il Cristo ma le parole udite le resero certa l’appartenenza

Piero della Francesca, profondo conoscitore delle Scritture come la maggior parte dei grandi artisti, riesce con il suo dipinto a dipanare questa dicotomia e a restituire ai nostri occhi una donna certa del suo essere e dell’aurea di santità che la circonda. Ci riesce prestando molta attenzione non solo agli attributi – capelli e vaso degli unguenti – ma all’abbigliamento tutto. Il verde della veste e il binomio bianco-rosso del mantello, le pieghe e i panneggi delle stoffe conferiscono volume alla figura, che non appare affatto statica, ma in movimento. Un movimento sinuoso e bilanciato dato dalla mano destra che tiene un lembo del manto rosso foderato di bianco e dal piede destro che affiora appena sotto l’abito, contrapposto alla mano che sembra porgere allo spettatore il vaso degli unguenti e che accompagna quella lieve torsione del corpo in direzione opposta a quella del volto.

E pensare che questo affresco è sempre stato considerato un’opera minore del genio di San Sepolcro che forse per diletto, mentre lavorava al ciclo delle “Storie della Vera Croce” nella basilica di San Francesco, ha concepito quest’opera straordinaria, vera, affascinate, viva. Emozionante!

Anna Maria

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