Roma conserva le tracce di migliaia di storie d’amore: alcune sono leggendarie, altre dimenticate. Poi c’è quella di Elsa Morante e Alberto Moravia: un amore lungo quasi mezzo secolo, attraversato da guerre, successi letterari, tradimenti, separazioni e da un affetto che non venne mai meno.
La loro storia può essere raccontata anche attraverso cinque tappe della città. Luoghi lontani tra loro, ma uniti da un filo invisibile che segue le tracce della loro vita insieme.
1. Testaccio: la casa dell’infanzia di Elsa Morante
Prima di diventare una delle più grandi scrittrici del Novecento, Elsa Morante è una bambina che cresce a Testaccio, in una famiglia complicata, segnata da un terribile segreto. Proprio quell’infanzia tormentata contribuirà a plasmare il suo carattere: un bisogno quasi disperato di essere amata, una fantasia sconfinata e una sensibilità che finiranno per attraversare tutta la sua produzione letteraria.
Molti dei temi che renderanno celebri i suoi romanzi – l’infanzia, la famiglia, l’identità, l’abbandono – affondano le radici proprio in questi anni trascorsi tra le strade del quartiere.

la targa vicino al palazzo dove è cresciuta Elsa Morante a Testaccio, in Via Amerigo Vespucci 41
2. L’Antica Birreria Peroni: dove tutto ebbe inizio
È il novembre del 1936 quando Elsa Morante e Alberto Moravia si incontrano per la prima volta all’Antica Birreria Peroni, nei pressi di via del Corso. A presentarli è un amico in comune, il pittore Giuseppe Capogrossi.
Il primo appuntamento non ha nulla di romantico: Moravia trascorre gran parte della serata parlando di pittura con l’amico, mentre Elsa rimane in disparte. Eppure, prima di salutarsi, lei gli lascia le chiavi del proprio appartamento. Da quel gesto inatteso nascerà una delle relazioni più celebri della letteratura italiana.
3. La Stazione Termini: il viaggio che cambiò le loro vite
Nel 1943 Roma non è più la città degli esordi letterari. Dopo l’armistizio e le persecuzioni razziali, Alberto Moravia – colpito dalle leggi fasciste a causa delle sue origini ebraiche da parte paterna – è costretto a lasciare la capitale insieme a Elsa.
La loro destinazione iniziale è Anacapri, ma il viaggio viene interrotto dai bombardamenti. Il treno si ferma e la coppia trova rifugio prima a Fondi e poi a Sant’Agata, in Ciociaria, dove vivrà per mesi in condizioni durissime.
Paradossalmente, sarà anche uno dei periodi più felici del loro amore.
L’esperienza della guerra lascerà inoltre un segno profondo nell’opera di Moravia, ispirando alcuni dei suoi romanzi più importanti, tra cui La ciociara.
4. Via dell’Oca: la casa del matrimonio
Terminata la guerra, Elsa e Alberto si trasferiscono in un appartamento di via dell’Oca, a pochi passi da Piazza del Popolo. Quella casa diventa uno dei salotti culturali più vivaci della Roma del dopoguerra.
Tra quelle mura passano scrittori, registi, pittori e intellettuali, mentre entrambi raggiungono la consacrazione letteraria. Ma proprio negli anni del successo iniziano ad affiorare anche le crepe del loro matrimonio: le infedeltà di Moravia, il bisogno d’indipendenza di entrambi e il desiderio di Elsa di essere riconosciuta come una grande scrittrice, non semplicemente come “la moglie di Moravia”.
5. Lungotevere della Vittoria 1: una separazione che, però, non è un addio

Gli interni della casa di Alberto Moravia sul Lungotevere della Vittoria 1, oggi diventata una casa-museo.
Quando il matrimonio finisce, Alberto Moravia lascia la casa di via dell’Oca e si trasferisce in un appartamento al numero 1 di Lungotevere della Vittoria, dove andrà a vivere insieme a Dacia Maraini. Elsa, invece, resterà nella casa che avevano condiviso.
Potrebbe sembrare la conclusione della loro storia, in realtà è soltanto l’inizio di un rapporto diverso.
Continuano a sentirsi, a scriversi, a preoccuparsi l’uno dell’altra. Quando Elsa attraversa gli anni più difficili della sua vita, segnati dalla depressione e dalla malattia, Alberto non smette di esserle vicino. Va a trovarla quasi ogni giorno, le legge dei libri, la accompagna con discrezione fino agli ultimi giorni.
Seguire questi luoghi significa ripercorrere non solo una parte di storia cruciale per la Roma del Novecento, ma anche l’evoluzione di un amore che ha saputo trasformarsi senza scomparire mai del tutto.
Morante e Moravia si sono lasciati, hanno amato altre persone, hanno costruito vite diverse. Eppure, fino alla fine, sono rimasti il punto di riferimento l’uno dell’altra.
Giulia Faina
L’immagine di copertina è stata generata con AI; le altre immagini presenti nell’articolo sono state rinvenute su Internet e ritenute di pubblico dominio
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