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2 giugno, Festa della Repubblica

Per comprendere il significato del 2 giugno e della Festa della Repubblica, è importante ripercorrere alcuni passi della storia italiana.

Il Risorgimento italiano ebbe l’anelata conclusione con il plebiscito del 1861 che il 17 marzo sancì che l’Italia era una monarchia costituzionale, regolata dallo Statuto Albertino.

Padre della Patria Vittorio Emanuele II di Savoia, che fu il grande artefice dell’Unità d’Italia insieme a Cavour, la mente, e a Garibaldi, il braccio.

Negli anni successivi, l’Italia si “completò” delle tessere mancanti, a partire da Roma che fu annessa nel 1870.

L’evoluzione del Paese in senso liberale, provocata dallo Statuto Albertino, si interruppe con l’avvento del Fascismo che promulgò una serie di leggi, non ultime quelle razziali, che decretarono la fine della libertà di espressione e che completò il processo di involuzione iniziato con la prima guerra mondiale, aderendo alla seconda, il più grande conflitto armato della storia, che costò all’umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni di individui.

Nel luglio del 1943 Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini, affidando il governo al maresciallo Badoglio. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia precipitò nel caos e Vittorio Emanuele III fuggì verso il Sud Italia.

Un clima difficile nel quale si iniziò a delineare la necessità di un cambiamento della forma governativa: la monarchia e Vittorio Emanuele III erano considerati i principali responsabili della situazione, per aver appoggiato il fascismo e aver permesso l’entrata in guerra dell’Italia.

Nel 1944 Palmiro Togliatti propose di aspettare la fine della guerra per discutere la questione istituzionale, trovando così un accordo tra i vari partiti, in base al quale Vittorio Emanuele III venne sollevato dal suo incarico ed i suoi poteri passarono momentaneamente ad Umberto di Savoia, principe di Piemonte ed erede al trono.

La scelta di rimandare qualsiasi decisione alla fine della guerra fu ufficializzata con il decreto luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944, con il quale si stabiliva che, terminato il conflitto, sarebbe stata indetta una consultazione per scegliere la forma dello stato ed eleggere un’assemblea costituente.

Il 16 marzo 1946 il principe Umberto decretò ufficialmente di organizzare un referendum per decidere la forma istituzionale dello stato. Un mese prima del referendum, Vittorio Emanuele III abdicò in favore di Umberto II, sperando così di poter attirare il consenso del popolo per far continuare la monarchia.

Il referendum fu dunque il primo passo di un’Italia finalmente pacificata: il 2 e il 3 giugno 1946 furono chiamati a scegliere la forma di governo preferita tutti gli Italiani, comprese le donne che votavano per la prima volta. Con il loro voto, gli elettori scelsero anche i componenti dell’Assemblea Costituente, a cui fu affidato il compito di redigere la nuova costituzione.

Solo l’89% degli aventi diritto votò. Una percentuale altissima, ai tempi d’oggi, molto inferiore alle aspettative nel 1946.

I risultati furono resi noti il 10 giugno: i voti a favore della Repubblica furono il 54,3%.

L’Italia risultò dunque divisa e non semplicemente per le percentuali del risultato: la Repubblica fu scelta al nord, mentre, paradossalmente, le preferenze del sud andarono alla monarchia, con il 63,8% dei votanti.

Il re d’Italia Umberto II di Savoia, per evitare che gli scontri tra monarchici e repubblicani – manifestatisi già con fatti di sangue in varie città italiane – si potessero estendere in tutto il Paese, il 13 giugno, decise di lasciare l’Italia e andare in esilio in Portogallo.

Il 18 giugno la Corte di Cassazione confermò la vittoria della Repubblica e fu istituita la Festa della Repubblica alla data del 2 giugno.

Simbolo della Repubblica fu l’Italia turrita, personificazione utilizzato già nella campagna elettorale e sulla scheda del referendum e dal significato universale e unificante.

La prima celebrazione della Festa della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugno 1947, mentre nel 1948 si ebbe la prima parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma.

Ancora oggi, la manifestazione è allestita nel medesimo luogo, con la presenza delle più alte cariche dello Stato. Uno dei momenti più spettacolari ed attesi è l’esibizione delle Frecce Tricolori: dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista, che compongono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo, creano in cielo bellissime acrobazie, emozionando tutti e lasciando i colori della nostra Bandiera: verde come le nostre pianure, bianco come la neve dei nostri monti, rosso come il sangue versato dai nostri caduti.

La tradizione, inoltre, prevede l’apertura al pubblico dei Giardini del palazzo del Quirinale con i concerti delle bande di tutte le Forze Armate italiane.

L’Inno d’Italia fa da sottofondo e ci riporta ai combattimenti della Repubblica Romana, quando il Canto degli Italiani era, ieri come oggi, la colonna sonora. Uomini e donne che sognavano un’Italia unita e repubblicana, in primis Garibaldi, che pur avendone fatto il suo scopo di vita, riconobbe che era tempo di coronare quel sogno solo a metà: rinunciò infatti al sogno repubblicano, riconoscendo che l’unico “mezzo” unificatore poteva essere il re.

Garibaldi morì il 2 giugno 1882, lasciando il sogno in un cassetto; l’Italia ha aperto quel cassetto il 2 giugno 1947, con la prima celebrazione di un’Italia finalmente repubblicana.

Anna Maria

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