27 gennaio 1945: le truppe sovietiche aprirono le porte del campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore del genocidio nazista.
Un olocausto le cui cause vanno rintracciate nell’antisemitismo e nell’ideologia razzista del nazismo; la Seconda Guerra Mondiale fornì l’occasione per attuare il massacro
Un antisemitismo che ha radici antiche: ma se nel passato si “sanava” con la conversione al Cristianesimo, tra XIX e XX secolo si trasformò in razzismo, cioè in quella classificazione degli esseri umani in razze differenti, totalmente prima di fondamento scientifico.
Ma per quei concetti profondamenti erronei, gli Ebrei furono considerati una “razza” a sé stante e in più accusati dal partito nazista di aver organizzato una cospirazione globale, che aveva causato la difficile situazione economica della Germania durante gli anni della depressione di fine Anni Venti del Novecento.
Le cose brutte si diffondono in fretta e la matrice razziale prese piede in diversi Paesi europei fino a diventare in Germania uno dei cardini dell’ideologia del Partito nazista, fondato nel 1919 e asceso al potere nel 1933.
Nei primi anni di governo, i nazisti introdussero leggi discriminatorie nei confronti degli Ebrei e molte altre categorie di persone considerate inferiori: disabili, avversari politici, omosessuali, neri, slavi. Contro di loro iniziarono ben presto violenze, anche di massa. che sfociarono, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, in un vero e proprio sterminio. Di più: un genocidio!
Anche l’invasione della Polonia, che segnò l’inizio del conflitto mondiale, fu studiata in tal senso: nella Polonia e in una vasta porzione dell’Unione Sovietica vivevano milioni di Ebrei. Per loro furono creati dei reparti speciali delle SS, noti come Einsatzgruppen, incaricati di eliminare gli Ebrei e quelle altre categorie non gradite. Tra il 1939 e il 1941 si contano circa 1.400.000 vittime fucilate o, peggio, uccise in furgoni trasformati in camere a gas.
Ma l’odio raziale concepì di più.
Era il 20 gennaio 1942 e Hitler e i suoi gerarchi si riunirono in un sobborgo di Berlino e misero a punto i dettagli organizzativi per lo sterminio di tutto il popolo ebraico: la cosiddetta “soluzione finale”.
La conferenza di Wannsee segnò la fase più intensa dello sterminio che fu attuato in maniera “scientifica” fino al 1945. Gli Ebrei e gli altri “inferiori” venivano rastrellati e deportati nei campi di concentramento a bordo di treni blindati. Vecchi, bambini e malati venivano condotti nelle camere a gas; gli “utili” lavoravano come schiavi, patendo freddo e fame, fino allo stremo delle forze. Una morte lenta, dolorosa, umiliante che ha sterminato 6.000.000 di Ebrei che, uniti agli altri “inferiori” ha raggiunto una cifra inimmaginabile: gli storici stimano che le vittime complessive del nazismo siano state tra i 12.500.000 e i 17.500.00 persone. Gli altri “inferiori” erano omosessuali, avversari politici, rom, testimoni di Geova, soggetti ritenuti “asociali”
La pazzia della “razza ariana” ritenuta l’eletta, la pura da Adolf Hitler già nel suo Mein Kampf, dove riprese le idee di Gobineau e di altri teorici del razzismo scientifico, come i darwinisti sociali tedeschi, per elaborare la sua ideologia basata sulla supremazia della “razza ariana” e sull’antisemitismo. Queste teorie affermavano che ogni “razza” aveva delle caratteristiche precise che venivano trasmesse geneticamente, così da far passare questa mera ideologia per teoria scientifica. Le caratteristiche non erano solo di natura fisica, ma anche mentale e si ricollegavano ai modi di vivere e di pensare, ovviamente specifici di ogni “razza”. Con questa giustificazione il regime nazista mise in atto quella politica di discriminazione, persecuzione e sterminio nei confronti degli Ebrei, considerati come la principale minaccia alla purezza della razza ariana, e delle altre minoranze ritenute “inferiori”.
Fu lasciato fare, però. Perché la Germania si giovò del sostegno dei Paesi alleati, che collaborarono, per opportunismo o per convinzione, ai rastrellamenti e alle deportazioni. Non si risparmiò in questo l’Italia, ovvero il suo governo, che il 10 novembre 1938 promulgò le leggi per la difesa della razza.

Un’onta!
La “razza ebraica” che aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale a difesa della PATRIA ITALIA non era considerata italiana! La sinagoga di Roma ha una lapide di tutti i suoi caduti: giovani ragazzi, intere famiglie sacrificate per lo spirito e il dovere patriottico
Fortunatamente gli Italiani non condivisero quella legge: i cittadini italiani rifiutavano l’antisemitismo e si prodigarono per salvare gli Ebrei; certo, alcuni non ebbero scrupoli nell’aiutare i nazisti a identificare le persone da deportare. Ma i delatori, si sa, sono in tutte le epoche e mai fama l’ha coronati; ma forse un peso sulla coscienza l’hanno portato quando, aperte le porte di Auschwitz, hanno appreso l’orrore in cui avevano gettato persone come loro.
Quel giorno, memorabile a tutti per comprendere a quali malvagità può arrivare la mente umana, è diventato un giorno da non dimenticare
Tutto il mondo celebra il Giorno della Memoria e pochi Paesi lo celebrano in un giorno diverso dal 27 gennaio.
L’Italia lo ha introdotto nel 2000 e ogni 27 gennaio dobbiamo ricordare non solo la Shoah (sterminio ebraico) ma tutte le vittime della follia nazista
Anna Maria
Visita guidata tematica: Segreti e misteri del Ghetto ebraico




