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Amor vincit omnia, eternata sfida

Partendo dal titolo, tutto è il contrario di tutto in questo dipinto, tra i più apprezzati e conosciuti di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Il titolo è infatti parafrasato dalla locuzione latina Omnia vincit Amor celebrata nelle Bucoliche di Virgilio.

Commissionatogli a dal potente quanto ricco marchese Vincenzo Giustiniani, celebrato con una “V” in evidenza sullo spartito, suo grande stimatore e protettore, ha come soggetto Amore o Cupido, ritratto nel suo aspetto più tradizionale, ovvero un giovane con le ali che però non sono candide, come vuole la tradizione iconografica, ma scure, a ricordare quelle di un falco.

Intorno al protagonista, tanti oggetti che rappresentano le attività dell’uomo, ovvero l’ecletticità del marchese Vincenzo Giustiniani, grande mecenate, che pagò il dipinto ben 300 scudi, rivelando tutta la sua soddisfazione: sempre il marchese ha ammesso di amare quest’opera più di ogni altra, suscitando poi la stizza del suo fratello cardinale che lanciò un vero guanto di sfida. Ne parleremo.

Sono presenti un violino e un liuto, che rappresentano la musica, un’armatura simbolo della guerra, una coroncina emblema del potere, squadra e compasso per il disegno, penna e fogli scritti per la letteratura, fiori ed alloro simbolo dell’amore per la natura.

Ma attenzione, tutti questi oggetti hanno qualcosa che non va: al liuto ed al violino mancano delle corde, l’armatura non è completa, la piuma è sporca d’inchiostro.

Inoltre sono sovrastati dalla figura di Cupido che sembra calpestarli.

Qual è il messaggio dunque? Caravaggio ci suggerisce che non si può fare altro che abbandonarsi all’amore.

Il sorriso di Cupido è a metà tra l’innocenza di un bambino e la furbizia di un ragazzo, ma anche questo non è perfetto: i suoi denti sono storti!

Caravaggio, infatti, scardina il tradizionale canone della perfetta bellezza degli dèi per lasciare spazio ad una bellezza realistica e soprattutto umana.

La dimensione umana, la caducità della vita: temi tanto cari a Caravaggio e riproposti in tutte le sue opere. Naturalista lui, naturalista Annibale Carracci. Ma se quest’ultimo elevava il suo soggetto alla bellezza ideale, Caravaggio ha sempre rivelato l’umanità profonda dei suoi personaggi, anche divini, perché d’altra parte, eccetto Dio, niente corpo e solo spirito, tutti hanno avuto il passaggio nella vita terrena, vivendo bisogni e necessità del corpo umano.

E da umano, Caravaggio non manca mai di omaggiare i suoi “grandi predecessori”: la grande attenzione per l’espressività è sicuramente di derivazione leonardesca, così come la posizione delle gambe è di evidente ispirazione del san Bartolomeo di Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale.

E veniamo al “guanto di sfida”: si narra che qualche anno dopo, discorrendo il marchese con il fratello cardinale, non si risparmiò di elogiare il proprio protetto e nello specifico il quadro in esame. Ritenendo invece il cardinale Giovanni Baglione artista di gran lunga superiore al Merisi, commissionò al suo prediletto un dipinto avente per soggetto l’Amore, promettendogli in premio una medaglia appesa ad una catena d’oro.

Baglione, impegnato a “vincere” la sfida ad ogni costo – era per lui anche l’occasione di rivalsa su chi gli offuscava ormai la scena – realizzò il dipinto intitolato “Amor Sacro e Amor Profano”, la cui opera è senza dubbio ispirata a quella di Caravaggio: Baglione, manierista che aveva inserito sempre i soggetti in un contesto paesaggistico, fece emergere il suo Amor sacro dal buio, proprio come è nello stile di Caravaggio, nell’atto di scagliare una freccia all’Amore profano, raffigurato nudo e disteso su un angolo, mentre nell’altro lato giace un satiro in rappresentanza delle insidie che riserva la vita terrena.

Da qui nulla da eccepire se non per il cambio di stile. Ma se osserviamo, riconosciamo che l’Amor profano altri non è che il Cupido di Caravaggio, disteso a terra inerme e terrorizzato dall’Amor Sacro, mentre il satiro ha le sembianze di Caravaggio stesso.

Baglione si prendeva dunque la rivincita sul suo rivale rivelando tutto il suo disprezzo per l’opera di Caravaggio che, ovviamente, non aveva capito né mai l’avrebbe intesa. E non fu il solo. Nell’inventario dei beni del marchese datato 1638 ecco cosa si legge: “…un quadro con un Amore ridente in atto di dispregiar il mondo, che tiene sotto con diversi stromenti Corone, scettri et armature chiamato per fama il Cupido di Caravaggio dipinto in tela….”. Non si risparmia l’eco il Baglione, bersaglio delle critiche sul suo “Amor sacro e profano”: “Per il marchese Vincenzo Giustiniani fece un cupido a sedere dal naturale ritratto, ben colorito sì che egli dell’opera del Caravaggio, fuor de’ termini invaghissi” e il Bellori nel 1672 ci pose il carico: “…colorì un Amore Vincitore che con la destra solleva lo strale, et ai suoi piedi giacciono in terra armi, libri et altri stromenti per trofeo“. Il dipinto con la dispersione e la vendita della raccolta Giustiniani venne acquistato dal Kaiser Friedrich Museum di Berlino e oggi è custodito al Gemäldegalerie, sempre a Berlino.

Torniamo alla sfida.

Il quadro di Baglione, come accennato, non piacque ai contemporanei e a Baglione, personalmente, non andò bene, eccetto per la collana che ricevette in dono dal cardinale Benedetto Giustiniani, che al suo pari, era troppo “ottuso” per comprendere la profondità e la simbologia delle opere del Merisi, tanto apprezzate da suo fratello marchese, mente eccelsa e all’avanguardia.

E allora il Merisi, che di certo non poteva lasciargliela franca, rispose a Giovanni Baglione facendo circolare per Roma un poemetto canzonatorio e sboccato e poi gli affibbiò il soprannome di “Gian Coglione”.

Risultato: il Baglione perse le commesse, si vendicò divenendo il biografo ufficiale di Caravaggio facendolo navigare nei secoli come il pittore maledetto.

Insomma, una sfida in vita e in morte, non ancora finita: “Amor Sacro e Amor Profano” di Baglione è custodito a Palazzo Barberini, di fronte alla “Giuditta e Oloferne” di Caravaggio: i due stanno ancora litigando!

Anna Maria

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LE ANIME DI ROMA

Amor vincit omnia

È uno dei dipinti più apprezzati e conosciuti di Caravaggio. È un olio su tela (156 × 113 cm), come

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