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Conosciamo i Bonaparte: Madame Mère, ovvero Letizia Ramolino

È chiaro che a sentir risuonare il cognome “Bonaparte” il pensiero corra subito a Napoleone, l’indomito generale corso la cui sfrenata ambizione segnò la storia del mondo. Libri, film, podcast, articoli di giornale, la leggenda di Napoleone è sempre presente, tenuta viva e accesa da chiunque ammiri e sappia riconoscere la potenza di un sogno (e, soprattutto, di una strategia al dettaglio e di un lavoro instancabile!).

Pochi conoscono però le vicende degli altri Bonaparte, una famiglia numerosissima che ha avuto un forte impatto – anche se non al pari di Napoleone – sul resto d’Europa.

A Roma abbiamo la fortuna di ospitare un luogo, il Museo Napoleonico, che celebra proprio le sorti sconosciute, eppure altrettanto avventurose e tragiche, dei famigliari di Napoleone: dalla madre Letizia, ai suoi numerosi fratelli e sorelle, tra cui svettano il ribelle Luciano, l’avvenente Paolina e Carolina, l’adorata sorella minore che poi lo tradirà.

Da Napoleone si dipanano poi altre figure, come le mogli: la fascinosa Josephine e la dolce Maria Luisa; ma anche i nipoti, tra cui ci sarà quel Luigi Napoleone che poi, col nome di Napoleone III, restaurerà l’Impero francese a Parigi.

A queste figure così ricche di fascino e storia, vogliamo dedicare questa rubrica “Conosciamo i Bonaparte”.

LETIZIA RAMOLINO

E da chi cominciare, se non da lei? Ai tempi dell’Impero napoleonico veniva chiamata “Madame Mère”, la signora madre dell’Imperatore. Lei, però, un nome ce lo aveva ed era Maria Letizia Ramolino.

Al Museo Napoleonico la ammiriamo ritratta in un olio su tela di Robert Lefevre del 1813: è la madre dell’Imperatore, indossa un abito di satin bianco con ricami in oro e mantello di velluto verde scuro, stretto sotto il seno, ricamato in oro.

Sul capo ha un turbante bianco, ornato d’oro e perle, così come la collana a doppio giro e gli orecchini pendenti.

I capelli sono elegantemente acconciati secondo la moda dell’epoca, con qualche ricciolo scuro ordinatamente sistemato sulla fronte.

Solo un dettaglio tradisce la vera storia di questa donna che qui viene celebrata nella sua opulenza: il volto severo e le labbra contratte, a tradire una rigidezza, una durezza di chi nella vita ne ha passate tante e non sempre felici.

Alle spalle della donna c’è il golfo di Ajaccio, da cui inizia la nostra storia: Letizia nasce qui nel 1750, quando la Corsica era ancora genovese. Lei stessa non si sentirà mai francese, né imparerà mai bene la lingua, con grande disappunto di Napoleone. Dal marito Carlo Maria Bonaparte, un conte di origine toscana, avrà 5 figli maschi e 3 femmine (escludendo quelli nati morti o che non superarono l’infanzia).

Una famiglia numerosa e molto unita, soprattutto a causa delle difficoltà economiche a cui vanno incontro. L’anno prima della nascita di Napoleone, nel 1768, la Corsica era stata venduta ai Francesi, ma ai Corsi la cosa non era piaciuta e ne nasce un movimento indipendentista che vuole una Corsica unita, libera e finalmente indipendente. La famiglia Bonaparte è una famiglia nobile ma non ricca, si schiera dalla parte dei Francesi così da poter chiedere aiuto al Re. E il re risponde: dona delle borse di studio ai primi due figli, Giuseppe e Napoleone. Il primo viene destinato alla carriera ecclesiastica, il secondo viene mandato in accademia militare.

Così, a 10 anni, Napoleone va in Francia col fratello maggiore Giuseppe.  E all’accademia militare viene bullizzato, soprattutto perché parla male francese e continuerà a scriverlo male per il resto della sua vita.

Inaspettatamente, nel 1785, Carlo, il padre, muore a causa di un cancro allo stomaco: Letizia rimane, a soli 35 anni, da sola con i figli, la famiglia vive un periodo di grande povertà, di rinunce e di sacrifici. Giuseppe abbandona la carriera ecclesiastica e si mette a lavorare come avvocato, come il padre: a questo punto, è lui il capofamiglia e questo Napoleone non riesce proprio ad accettarlo. Non vuole obbedirgli e anzi, lo definisce un mollusco. E tra i due, è Napoleone che riesce ad aiutare concretamente la madre, grazie al suo stipendio da tenente, emergendo così come naturale capofamiglia.

Ma l’aiuto del secondogenito non era sufficiente per mantenere se stessa e gli altri figli, di cui andavano pagate sia le cure per i più piccoli che le scuole per i grandi, e Letizia è costretta a rivolgersi alla mensa per i poveri.

La situazione si volge per il meglio quando Napoleone, grazie al successo ottenuto a Tolone, (era riuscito a cacciare i Britannici sostenuti dai nostalgici della monarchia borbonica, salvando e diventando così l’eroe della Prima Repubblica) riesce a far trasferire tutta la sua famiglia ad Antibes, nella zona della Provenza, per intenderci. Letizia è grata al figlio per quanto stia facendo per lei e per i fratelli, tuttavia non riesce a risparmiargli un rimprovero: quella Josephine de Beauharnais, per cui Napoleone ha perso la testa, a lei proprio non va giù e non perdonerà mai al figlio di averla sposata senza prima consultarla.

Trasferitasi a Parigi dopo il successo del Colpo di Stato del 18 brumaio che vide trionfatore Napoleone, grazie anche all’aiuto del fratello minore Luciano, sarà insignita del titolo di Sua Altezza Imperiale madre dell’Imperatore dopo l’incoronazione del 1804.

Letizia sarà sempre fiera del suo ruolo e titolo, non smetterà mai di seguire, aiutare e sovvenzionare economicamente i figli, nonostante si dicesse fosse avara.

Manterrà sempre la famiglia unita, pur con qualche eccezione: non sopporta, ricambiata, Josephine, la prima moglie di Napoleone, e alla seconda, Maria Luisa d’Austria, non andrà meglio. Ritenuta una straniera spocchiosa, né lei né le figlie la accetteranno mai e sarà solo paradossalmente grazie all’aiuto della figlia di Josephine, Ortensia, che la seconda moglie di Napoleone riuscirà a trovare un po’ di accoglienza in quella terra che la vede solo come la nipote di Maria Antonietta.

Un altro tasto dolente per Letizia sarà la figlia minore, Carolina. Sia Letizia che gli altri fratelli la considereranno una traditrice insieme al marito Gioacchino Murat, e arriveranno a definirla un’anti-francese e anti-famiglia. Ma magari questa sarà materia per il prossimo episodio!

Letizia finì i suoi giorni a Roma nel Palazzo Bonaparte sotto la protezione di Papa Pio VII, dignitosa e regale fino all’ultimo, nonostante le malattie, la vecchiaia e i dolori.

Il poeta Giuseppe Gioacchino Belli le dedicò un sonetto:

“Che ffa la madre de quer gran colosso
Che ppotava il Re cco la serecchia?
Campa de cunzumè, nnun butta un grosso,
disce uì e nnepà, sputa e se specchia.
Sta ssopr’a un canapè, ppovera vecchia,
impresciuttita llì ppeggio d’un osso;
e ha ppiù ccarne sto gatto in d’un’orecchia
che ttutta quella che lei porta addosso.
A ccolori è er ritratto d’un cocommero
sano: un stinco je bbatte co un ginocchio;
e ppe’ la vita è ddiventata un gnommero.
Cala oggni ggiorno e vva sfumanno a occhio.
Semo all’Ammèn-gesù: ssemo a lo sgommero:
semo all’urtimo conto cor facocchio.

Giulia Faina

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