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Il Parasole di Goya

El Quitasol, “ll Parasole”, fu dipinto da Goya tra il 3 marzo e il 12 agosto 1777, quando aveva 31 anni. Ebbe questa commissione l’anno dopo il suo matrimonio, celebrato nel 1773, grazie al cognato Francisco Bayeu che lo introdusse nell’ambito della corte spagnola. Infatti Bayeu, già appartenente ad una famosa famiglia di artisti, iniziò nel 1763 a collaborare alla decorazione del Palazzo Reale di Madrid e nel 1767 fu nominato pittore della corte di re Carlo III di Spagna.

Questo olio su tela di 152 cm di larghezza e 104 cm di altezza altro non è infatti che il cartone preparatorio – divenuto poi arazzo – per la sala da pranzo dei principi delle Asturie (il futuro Carlos IV e sua moglie Maria Luisa di Parma) nel Palacio de El Pardo a Madrid.

L’opera è attualmente custodita nel Museo El Prado di Madrid.

Il Parasole può essere considerata un’importante opera giovanile di Francisco Goya, considerando che operò per almeno altri cinquant’anni (morì a 82 anni). Tuttavia il compenso ad essa riservato fu una somma relativamente bassa.

Come mai? Varie sono le ipotesi. Analizziamo il dipinto.

Ne “Il Parasole” è raffigurata una scena galante, tema molto diffuso nelle corti europee del Settecento.

Una giovane donna siede sul prato con un cagnolino accucciato sul grembo che, secondo la tradizione, simboleggia la fedeltà. Il suo abito è leggero ed elegante. Il corpo magro è stretto da un corsetto azzurro fermato da un grande fiore mentre sulle spalle indossa un mantello. Il giovane guarda felice la ragazza e le offre l’ombra di un ombrellino. I capelli del giovane sono raccolti da un copricapo morbido e indossa abiti comodi da campagna, ma eleganti. Il ragazzo indossa inoltre una elegante fascia blu decorata intorno ai fianchi. A sinistra un muro fa da sfondo alla figura della ragazza mentre a destra si apre un arioso paesaggio con alberi.

Ne “Il Parasole” è narrato un incontro amoroso, dunque! È l’atteggiamento del giovane, infatti, che suggerisce la situazione galante, perché il ragazzo non sembra affatto essere un paggio al servizio di una giovane nobile, in quanto la ragazza, che indossa un abito di foggia francese, sembra essere una “maja”, cioè una giovane del popolo. Anche l’ambiente che circonda le due figure non ricorda i giardini aristocratici ma richiama piuttosto la campagna che circonda un centro abitato popolare.

L’atmosfera presenta così un erotismo appena accennato, rivelato dagli sguardi e dalle posture dei protagonisti, conforme al tema degli amori galanti, scene di flirt privi di connotati esplicitamente erotici, tipico di una certa pittura di corte del Settecento.

Lo stesso “parasole”, grande protagonista, era spesso inserito nelle scene campestri, tant’è che è impossibile rintracciare una chiara fonte di ispirazione della scena. Ma qui Goya concentra la nostra attenzione direttamente su questo oggetto, facendo scivolare in secondo piano i due protagonisti.

Un’atmosfera così tranquilla e pacifica che sembra quasi essere “dissonante” dalla tipica produzione di Goya: non ci sono guerre o fucilazioni oppure un titano che sta sbranando i suoi figli. Ma il clima sereno e spensierato che appare ad un primo sguardo mostra dettagli inquietanti, come il vento che piega le fronde e le nuvole scure in alto a sinistra sembrano annunciare un temporale imminente.

Il gusto è decisamente Rococò e risente della conoscenza delle opere del Tiepolo: pennellate veloci che creano un’immagine solida ma appena abbozzata nelle vesti e nel paesaggio, la composizione, i colori, il gioco di chiaroscuri sui volti, le posture dei personaggi, sono tutti elementi che concorrono a rendere il dipinto aggraziato ed elegante, dove regina appare, con resa molto raffinata, la luce naturale.

L’esecuzione dell’opera è caratterizzata da ampie campiture che creano le forme grazie ai contrasti cromatici, con i colori chiari e dai toni pastello. Per gli abiti sono stai utilizzati i tre colori primari: quello della dama è giallo dal corpetto azzurro, mentre il rosso è dedicato all’abito del cavaliere, che declina in sfumature fino al marrone. Decisamente a lui Goya ha riservato i colori caldi! Rosso deciso è anche l’ornamento dell’acconciatura della dama che crea il contrasto tra complementari con il parasole di colore verde, così come i riflessi arancioni sulla gonna sono complementari al corpetto blu; infine il mantello chiaro dal bordo scuro contrasta con la quinta scura su cui si sviluppa, in richiamo al cagnolino dal manto scuro adagiato sul pizzo chiaro.

Insomma, Goya ha utilizzato tutti colori brillanti e soprattutto “puri”.

È evidente la maggiore attenzione al dettaglio che è stata riservata alla fanciulla: la sua fisionomia è ben definita, lo sguardo è vivo e attento e la plasticità del viso è esaltata dal gioco di luci ed ombre; più sommaria è la figura del cavaliere, per il quale l’attenzione dell’osservatore è catturata dai colori caldi dell’abbigliamento.

La luce rivela che l’inquadratura riprende i due personaggi in posa dal basso. Questa scelta è forse dovuta alla collocazione di destinazione che doveva essere una finestra posta in alto. La loro immagine quindi, nonostante sia ambientata all’aperto, assume una dimensione monumentale. Tuttavia, questo tipo di illuminazione crea una sensazione di inquietudine perché produce un’espressione fissa e un po’ artefatta. Torna dunque l’inquietudine…

Lo spazio naturale è ampio ma descritto in modo sommario e pare una quinta teatrale dipinta. In questo modo lo sfondo sottrae profondità alla scena e obbliga l’osservatore a concentrarsi sul primo piano. Infatti lo sguardo non è attirato dai particolari ambientali, quasi totalmente assenti: l’unico elemento paesaggistico dipinto con sufficiente attenzione è l’alberello con i rami piegati dal vento.

Il dipinto, di forma rettangolare, inquadra orizzontalmente la composizione che si sviluppa in forma piramidale con i personaggi in primo piano: è la figura della giovane che si integra in un triangolo con la base molto ampia rappresentata dal tessuto dall’abito poggiato sul terreno.

Ora, l’analisi sin qui svolta contrasta largamente con l’ipotesi più accreditata che ritiene che il basso compenso riservato a questo dipinto sia stato dettato dal ridotto numero di personaggi e dell’assenza di una quinta paesistica attentamente descritta.

Certo è che Carlo III di Borbone, raffinato collezionista, non ci ha lasciato alcun indizio per poter dedurre la sottostima del dipinto che, oggidì, può essere invece considerato un preludio agli sviluppi futuri della pittura romantica, se non addirittura di quella impressionista, per l’uso dei colori “puri”, ovvero per l’impiego dei colori primari direttamente sulla tela, senza alcuna preparazione sulla tavolozza.

Ma non è che quel raffinato Carlo III, figlio dell’astuta Elisabetta Farnese, committente della Reggia di Caserta e della Reggia di Capodimonte concepita proprio quale sede della ricca collezione della sua famiglia, abbia percepito quell’inquietudine? Quel contrasto tra la necessità di proteggere il delicato volto della ragazza dai raggi nocivi del sole e l’incedere – da sinistra – di un temporale?

Il Parasole è dunque una delle opere più inquietanti della storia dell’arte, in cui, dietro ad un soggetto solo apparentemente idilliaco, Goya esprime tutta la sua inquietudine e la sua forza visionaria, nascondendo quindi un sinistro presagio, un fulmine a ciel sereno che incombe sulla vita di ogni essere umano, anche su quella di un grande re!

Anna Maria

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