“Non è per mia volontà che il nostro matrimonio è naufragato dopo pochi mesi. Nessuna donna dovrebbe sopportare tanta villanìa da parte di un uomo, neanche con un figlio in arrivo. Dobbiamo difenderci, abbiamo diritto al rispetto!”
Nel momento storico che stiamo vivendo, quando ogni giorno il telegiornale racconta di femminicidi, questa esortazione sembra essere uscita da chi è preposto a non far sentire sole le donne che sono vittime di quei soprusi che spesso poi sfociano nel dramma
E invece no. Chi ha pronunciato queste parole è Emma Gaggiotti, “pittrice e patriota” vicina alle idee risorgimentali italiane, di proverbiale bellezza, dal talento e carattere deciso che le permisero di ottenere grandi successi e una prestigiosa clientela internazionale.
Nata a Roma nel 1825, era figlia di un ministro delle armi dello Stato Pontificio. Di lei si lodavano la bellezza, il canto e la dignità devota. Aveva ricevuto un’ottima educazione e studiato pittura con i migliori maestri
Ma la sua mente, la sua emancipazione, il suo essere donna avanti nei tempi erano molto di più: proclamata la Repubblica Romana, quell’esperimento politico di breve vita ma di lunga eredità, raccolse sottoscrizioni per elargire una spada al Garibaldi vittorioso, di ritorno dall’America; donò addirittura i gioielli per la causa nazionale e ne ricamò la bandiera.
Il 15 febbraio 1849 sposò il giornalista Alfred Bate Richards, nobile inglese, e per questo andò a vivere in Gran Bretagna, dove si mise in luce come ritrattista negli ambienti aristocratici. Ma i risvolti matrimoniali disattesero totalmente quelle premesse che videro due menti unirsi per i medesimi ideali: l’amore per la cultura, la sensibilità per la letteratura, lo spirito patriottico.
Alfred si rivelò presto despota e violento e per nulla il progressista che l’aveva fatta innamorare. Ma lei non soggiacque né volle vivere speranzosa in quel ricordo. Se ne andò di casa, con il piccolo Raul di pochi giorni, e si rifugiò dall’amica Adelaide Anne Proctor, femminista, nota con lo pseudonimo di Mary Berick con il quale pubblicava le sue poesie e i suoi romanzi
Grata alla sua strenua difesa, la ritrasse in un magnifico dipinto (esposto nella mostra Roma Pittrice) nel quale riuscì a catturare l’intensità del suo sguardo, magnetico come l’argento vivo!

Pittrice richiesta dalla Regina Vittoria e da suo marito Albert, numerose furono le teste coronate che si sono inchinate alla sua arte e gli intellettuali che l’hanno omaggiata con le loro penne: da Carducci a Zola, da Belli a d’Azeglio…

Conosciamola in questo autoritratto dove si ritrae con gli attributi della sua professione: una tavolozza, un mahlstick e una selezione di pennelli. È vestita di nero, un colore in questo caso non associato al lutto ma quale preferito dalle donne che lavorano. Sebbene a questa data fosse diventato accettabile per gli uomini presentarsi come bohémien spettinati nei loro autoritratti, la Gaggiotti, in quanto artista donna e quindi alla periferia dell’accettabilità artistica, si colloca saldamente all’interno della storica, e quindi sicura, tradizione dell’autoritratto stabilita dagli artisti durante il Rinascimento. La sua espressione – solenne e intensa – e la posa di tre quarti richiamano alla mente i grandi autoritratti del passato e la associano così a una lunga e illustre stirpe di artisti seri e colti.
Sul finire della sua carriera e della sua vita, si ritirò a Velletri con la famiglia del figlio. Lì un giornalista la scovò e a lui concesse l’ultima intervista: morì nel 1912. I due si erano conosciuti anni addietro ad Ancona e lui volle essere una delle penne che raccontavano di lei. Alla domanda di Emma su come mai avesse speso tanto affanno per trovarla, il giornalista rispose: “per dei motivi che troppe volte vi saranno stati detti da moltissimi, onde non li ripeterò”
Anna Maria
Visita guidata tematica: Roma Pittrice: artiste al lavoro tra il XVI e il XIX secolo – Mostra a Palazzo Braschi




